Sindaci, niente azioni isolate Gli uffici restano aperti ovunque

Nel vertice in prefettura i primi cittadini hanno deciso che coordineranno tutte le decisioni D’Alberto: «Servono chiarimenti sull’attivazione dei Coc e sulla sorveglianza attiva dei casi sospetti»
TERAMO. Coronavirus, niente azioni isolate: si va avanti uniti. E’ l’estrema sintesi di un vertice che si è tenuto ieri mattina in prefettura, convocato dal prefetto Gabriella Patrizi e a cui hanno partecipato il questore, il direttore generale della Asl, il presidente della Provincia e i sindaci. Vertice poi continuato con una riunione operativa, su iniziativa del primo cittadino Gianguido D’Alberto, con colleghi. Nel pomeriggio c’è stata un’altra riunione, questa volta in Regione, convocata dal governatore Marco Marsilio sempre su richiesta di D’Alberto in qualità di presidente dell’Anci regionale, anche con i comitati ristretti dei sindaci per fare il punto della situazione.
COORDINAMENTO. «E’ emersa l’esigenza di un coordinamento territoriale fra i sindaci, sia per evitare il caos comunicativo che sul fronte delle decisioni», annuncia D’Alberto, «abbiamo deciso di evitare di assumere decisioni in autonomia, ma di rifarci alle direttive nazionali. E ribadito che la situazione che viviamo qui non è assolutamente sovrapponibile a quella delle “zone rosse” o in cui c’è il contagio: lì sono previste misure di contenimento che qui non ci sono. Non è un caso che il governo abbia confermato la scelta di tenere le scuole aperte: è proporzionato a una situazione in cui non c’è l’emergenza». Sul fatto che il collega aquilano ha deciso di chiudere gli uffici comunali D’Alberto è laconico: «Ha fatto le sue scelte. Cerchiamo di fare in modo che il sistema pubblico tenga».
L’APERTURA DEI COC. La Protezione civile ha invitato i Comuni ad aprire i Coc (centri operativi comunali). Non a caso il sindaco di Castiglione Messer Raimondo, Vincenzo D’Ercole, l’altroieri l’ha attivato. «Nella riunione in Regione abbiamo stabilito che chiederemo chiarimenti all’Anci nazionale e alla Protezione civile. La nota parla dei Comuni sopra i 20mila abitanti. Siamo pronti ad aprirli, se può essere utile e necessario, ma bisogna capire che devono fare i Coc se non siamo in emergenza sanitaria», obietta D’Alberto, «potrebbero peraltro essere ulteriore elemento di allarme. Se devono essere di supporto è bene, ma bisogna capire con quali risorse si attivano e quali funzioni devono avere. E poi se ogni Comune apre il suo, l'obiettivo di una comunicazione unitaria e di azioni coordinate, rischia di essere compromesso».
SORVEGLIANZA ATTIVA. Nella riunione in Regione si è discusso anche della “sorveglianza attiva” e in particolare di chi debba controllare che i pazienti che devono rimanere 14 giorni a casa in quarantena per capire se hanno contratto il virus lo facciano realmente. L’aspetto sarà chiarito nell’ordinanza che farà la Regione, probabilmente saranno incaricati i sindaci.
LE ALTRE RICHIESTE. D’Alberto annuncia inoltre che sarà chiesta alla Protezione civile una fornitura di gel igienizzante da utilizzare nelle scuole e negli uffici pubblici. E anche che è pronto a farsi portavoce, qualora sia necessario, di un aumento di personale nelle strutture sanitarie.
NESSUN CASO. Il sindaco di Giulianova, Jwan Costantini, ha ribadito che «congiuntamente, le istituzioni e la Asl stanno lavorando alacremente per contrastare una eventuale situazione d’allarme, monitorando tutti i casi considerati sospetti».
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