«Sindaci, ribellatevi ai divieti di balneazione»

8 Agosto 2017

Roseto, Pavone invita i primi cittadini della costa a premere sulla Capitaneria «Un danno per il turismo impedire i bagni nelle spiagge libere delle riserve»

ROSETO. Torna in auge il tema del divieto di balneazione a Roseto e questa volta, a parlare, è l’ex sindaco e consigliere d’opposizione Enio Pavone. La sua non è una polemica politica ma una proposta per ragionare sugli effetti che questi provvedimenti comportano sulla cittadinanza e sul turismo e per cercare di trovare le migliori soluzioni per tutti i comuni della costa teramana. «Non è possibile per le città che vivono di turismo e che hanno anche delle riserve naturalistiche esporre dei divieti di balneazione che sicuramente non danno un’immagine positiva di una città turistica», afferma Pavone, «nelle spiagge libere c’è sempre stato il cartello che indicava la balneazione non sicura per mancanza di servizio di salvataggio, che quindi avvisava il bagnante sul pericolo di fare il bagno in quella zona specifica».
La Capitaneria di porto di Giulianova a maggio ha emesso un’ordinanza invitando i Comuni della costa teramana a provvedere al servizio di salvataggio anche nelle spiagge libere. I maggiori problemi li hanno Roseto e Pineto, dove ci sono molti chilometri di spiaggia libera nelle riserve naturalistiche. Davanti alla torre di Cerrano il sindaco di Pineto Robert Verrocchio ha provveduto con due bagnini per un tratto di 300 metri per permettere ai turisti di usufruire dell’area marina protetta mentre a Roseto, date anche le difficoltà di poter garantire un servizio di salvataggio sui tre chilometri della riserva del Borsacchio, il 15 luglio il sindaco Sabatino Di Girolamo ha deciso con un’ordinanza il divieto di balneazione.
«Per il 2018 tutti i sindaci della costa teramana, a mio avviso», dice Pavone, «dovrebbero unirsi e parlare con la Capitaneria di porto di Giulianova per far sì che la situazione torni com’era qualche anno fa, dove nei tratti di spiaggia libera bastava affiggere dei cartelli per segnalare la balneazione non sicura. Apporre i divieti di balneazione non è una buona cosa per qualsiasi città che ha posti magnifici come le riserve naturali, e i Comuni non hanno la possibilità economica per garantire un servizio di salvataggio su tutti questi chilometri di costa. È necessario trovare una soluzione che metta al sicuro il cittadino e il turista avvertendoli della mancanza del servizio di salvataggio, come avviene in tutte le altre regioni, non costringendo i Comuni a mettere un divieto di balneazione, perché così i turisti che non possono permettersi la spiaggia attrezzata per assurdo non possono fare il bagno. Il mio invito», chiude Pavone, «è rivolto a sindaci, associazioni e Capitaneria di porto, per far sì che il prossimo anno non si ripeta una situazione del genere».
Luca Venanzi
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