Sirena e palloncini per Tonino: «Non si può morire per il pane»

In 300 arrivano in piazza Martiri per la manifestazione organizzata dai sindacati: corteo e flash-mob Grido dei metalmeccanici: «Quest’anno 450 vittime sul lavoro». Azienda pronta ad aiutare la famiglia
TERAMO. Il suono acuto della sirena che rompe il silenzio come un lamento straziante. I palloncini bianchi che volano in cielo e l’applauso, tra i corpi sdraiati su bandiere e lenzuoli, circondati dalle fiaccole. Il dolore anima la protesta in piazza Martiri. Sono 300 i lavoratori protagonisti del flash-mob, momento culminante dello sciopero dei metalmeccanici organizzato da Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil. Manifestano nel nome di Antonio “Tonino” Fanesi, loro collega di 49 anni e padre di tre figli, vittima di un incidente sul lavoro in fabbrica, alla Metallurgica Abruzzese di Mosciano.
in piazza per la sicurezza
Sono arrivati nel cuore della città per rivendicare, ancora una volta, il diritto a «tornare a casa» dopo il lavoro, a «non morire per guadagnarsi il pane». Il clima quasi di raccoglimento non scalfisce la forza e l’urgenza del messaggio. «Quest’anno sono già stati superati i 450 morti sul lavoro: è una mattanza che va fermata subito», scandisce Marco Boccanera, segretario Fim Cisl per Abruzzo e Molise, «basta parlare, bisogna agire: dalla politica riceviamo solo proclami e nessuno parla di morti sul lavoro in questa campagna elettorale». La denuncia investe le misure di sostegno all’edilizia. «I soldi del bonus 110% potevano essere utilizzati per il settore e invece sono serviti solo per rifarsi la seconda casa, mentre questi operai non sono tornati a casa per un pezzo di pane», insiste Boccanera, «lo stipendio medio è di 1.400 euro al mese: nel 2021 abbiamo presentato un documento alla prefettura, ma è rimasto carta straccia».
corteo e partecipazione
L’adesione allo sciopero, sostenuto anche dalle sigle confederali, è massiccia. Prima di fermarsi in piazza il corteo ha sfilato lungo corso San Giorgio, senza slogan ma con striscioni e bandiere. «Quando c’è un infortunio non muore solo un uomo, ma un’intera famiglia», afferma Gianluca di Girolamo segretario provinciale Uilm Uil, «siamo nel Paese delle scorciatoie per il profitto: la sicurezza deve essere la condizione base. È una politica troppo facile quella di fare proclami il giorno dell'incidente e poi dimenticare tutto». Il grido è unanime. «Nelle fabbriche ci sono macchinari obsoleti, spesso non si rispettano le norme di sicurezza e mancano i controlli», sottolinea Natascia Innamorati, segretaria teramana della Fiom Cgil, «la politica e le istituzioni puntano su un’occupazione facile e veloce piuttosto che basata sulla sicurezza. La forza uscita oggi dalle nostre fabbriche è la grande risposta di questo sciopero: non la dobbiamo disperdere».
sostegno alla famiglia
Nel frattempo, i vertici del gruppo Cavatatorta, cui fa capo la Metallurgica Abruzzese, nel corso di un incontro con Santina, vedova di Tonino, si sarebbero impegnati a pagare i funerali e sostenere economicamente la famiglia, facendosi carico in particolare delle spese per gli studi dei tre figli minorenni.
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