Sisma, sfollati senza aiuti «Più di cento in difficoltà, domande da recuperare»

ll Comune paga l’hotel a una coppia che è finita a dormire in macchina De Sanctis: «Va riaperta la piattaforma per la conferma dei contributi»
TERAMO . Sono per la maggior parte inquilini delle case popolari e famiglie e pensionati a basso reddito. Li accomuna la doppia emergenza di essere, ormai da più sei anni, sfollati del sisma e di aver perso il contributo di autonoma sistemazione (Cas). Per oltre cento affittuari e proprietari di abitazioni rese inagibili dal terremoto del Centro Italia il cambio di sistema per la conferma dei requisiti di accesso agli aiuti economici si è trasformato in un ostacolo insormontabile. Non hanno presentato la domanda tramite la piattaforma telematica entro il 15 ottobre e da tre mesi non ricevono più il sostegno. Da questo dato parte l’appello, rivolto al commissario per la ricostruzione Guido Castelli, a riaprire i termini per la compilazione dei moduli online e rientrare tra i destinatari del beneficio. A farsi promotrice della richiesta è l’amministrazione comunale che sta seguendo i casi più critici tra quelli che non sono riusciti a mettersi in regola.
«È vero che il non aver saputo o potuto adempiere alle nuove disposizioni non rappresenta una scusante per la legge», spiega l’assessore ai servizi sociali Ilaria De Sanctis, «ma i cento rimasti fuori dalla contribuzione costituiscono una quota rilevante rispetto ai 700 beneficiari che avevamo prima della scadenza di metà ottobre scorso». Tra gli sfollati che hanno perso il Cas ci sono, infatti, nuclei familiari e cittadini in situazioni critiche. Oltre agli inquilini Ater, le cui abitazioni devono ancora essere ricostruite, l’ufficio comunale che si occupa dei servizi sociali ha raccolto diverse richieste di aiuto e in un caso è già dovuto intervenire. Il Comune ha preso in carico da qualche tempo una coppia che, rimasta senza il contributo economico, ha dovuto lasciare l’albergo in cui era ospitata. «Per un periodo moglie e marito hanno dormito in macchina», evidenzia De Sanctis, «attualmente paghiamo noi l’hotel, ma non potremmo reggere il peso di tante altre persone che si trovano nella stessa condizione». Agli uffici dell’ente si è rivolto anche un padre di famiglia che dopo alcuni mesi di lavoro fuori città, durante i quali non è riuscito a presentare la domanda per la conferma del Cas, è rimasto disoccupato e non riesce più a pagare l’affitto, potendo contare solo sullo stipendio da precaria della moglie e avendo anche due figli piccoli. In una condizione simile si trova anche un’anziana senza familiari che la possano ospitare. Ha una pensione di poco superiore ai 700 euro e ne paga 600 di affitto, per cui la soppressione del Cas le sta causando disagi. «In molti tirano avanti con i risparmi, ma non durerà per molto e quando finiranno i soldi rischieranno di ritrovarsi per strada», fa rilevare l’assessore, «l’aspetto strettamente normativo e burocratico di questa vicenda non può prevalere sul lato umano». Anche perché gli uffici sociali del Comune, già alle prese con diversi casi di emergenza sociale, abitativa ed economica, non riuscirebbe a far fronte alle richieste di aiuto degli sfollati che non percepiscono più il contributo. «Negli hotel non si trovano posti«, rileva De Sanctis, «e comunque molti albergatori non accettano più pagamenti mensili, ma calcolano tariffe giornaliere, con costi che spesso sono decisamente più alti«. Per questo, come già aveva fatto il sindaco Gianguido D’Alberto in occasione del primo incontro ufficiale con Castelli, l’assessore torna a sollecitare la riapertura urgente della piattaforma per confermare i requisiti per il Cas.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

