Sogesa, il curatore chiede 9 milioni al Cirsu

Atto di citazione contro il consorzio: «Non poteva acquisire la società senza pagare i creditori»
GIULIANOVA. La curatela fallimentare della Sogesa definisce inammissibile l'acquisizione da parte di Cirsu del proprio ex braccio operativo, avvenuta nel 2011, e chiede che il consorzio dei rifiuti risarcisca la stessa Sogesa con una somma che ammonta ad oltre 9 milioni di euro. L'atto di citazione depositato in tribunale da Angiolino Di Francesco, curatore fallimentare della Sogesa, ricostruisce la storia della costituzione sia del Cirsu che della Sogesa, il cui 49%, fino al novembre del 2011, era detenuto dal socio privato Aia (società del gruppo Deco). E' proprio la liquidazione della parte privata ed il successivo mancato pagamento del debito accumulato dal Cirsu nei confronti della Sogesa che vengono contestati da Di Francesco e che cominceranno ad essere dibattuti in tribunale nella prossima settimana.
Insomma, secondo la curatela fallimentare, l'accordo del 2011 deve ritenersi «inequivocabilmente nullo o annullabile in quanto rappresenta un chiaro negozio posto in essere in frode della massa di creditori della Sogesa, anche e soprattutto laddove si consideri che lo stesso è stato formalizzato da organi societari e da persone che hanno agito in chiaro conflitto d'interessi e che le due società interessate (Cirsu e Sogesa, ndc) risultavano, all'epoca, di fatto confuse tra di loro».
La liquidazione della Sogesa viene ritenuta illegittima dalla curatela fallimentare anche perché il fallimento della Sogesa è avvenuto nel giugno 2012, cioè entro l'anno anteriore alla dichiarazione del fallimento, e perché l'accordo rappresenterebbe una rinuncia, da parte della Sogesa, ai propri crediti nei confronti del Cirsu. Di Francesco chiede ai giudici che l'atto di transazione venga dichiarato inefficace, inoltre che vengano revocate le precedenti compensazioni di crediti tra Cirsu e Sogesa. Con l'atto, viene infine chiesto che il consorzio risarcisca la Sogesa con una somma pari a nove milioni e 165mila euro. Tale atto rappresenta l'ennesima tegola sulla testa del Cirsu, interessato anche da altre richieste risarcitorie.
Sandro Petrongolo
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