«Sogno una città universitaria La cabinovia non va archiviata»

8 Novembre 2018

Mastrocola presenta la squadra e i piani per il futuro: rapporti più stretti con territorio e scuole «L’università sta bene ma non si può fermare, dobbiamo guadagnarci ogni singolo studente»

TERAMO. «Insieme». È la parola che caratterizzerà il mandato di Dino Mastrocola come rettore dell’università di Teramo.
Insieme a tutte le componenti dell’ateneo, insieme al territorio. «Insieme è la parola che ha caratterizzato la mia vita, da quando ero studente e vorrei che caratterizzasse anche il mio mandato» esordisce Mastrocola nel presentare la sua squadra alla stampa, ieri mattina. E ancora: «Diciamoci le cose, bisticciamo ma troviamo insieme le soluzioni» dice ancora un rettore che evidentemente vuole pacificare alcune componenti dell’ateneo che hanno dato filo da torcere al suo predecessore ma che contemporaneamente con un gioco di parole afferma: «Questa è una nuova partenza che non parte da zero ma da quello che ognuno ha fatto con il rettore precedente». E poi un ringraziamento al predecessore Luciano D’Amico «che ha preso l’ateneo con problematiche evidenti e l’ha lasciato con un’anima rafforzata». Mastrocola si pone da solo la domanda, prima che gliela ponga la stampa: «Sarà un rettorato in continuità o di rottura? Io dico: continuiamo a innovare. Immaginiamo il futuro, cerchiamo di essere visionari, con lo spirito e le capacità di realizzare le visioni».
Diverse le visioni, gli obiettivi che Mastrocola si pone. Molti riguardano il territorio. «Mi piacerebbe che Teramo diventasse una città universitaria, con un rapporto più stretto e continuo con il Comune per integrare di più l’ateneo con la città e migliorare i servizi agli studenti. Pensavo a una carta dello studente teramano, a un “Welcome matricole” fatto in città, così come il “Welcome Erasmus”. Possiamo solo guadagnarci tutti».
Un altro fulcro del rapporto con la città è il recupero dell’ex manicomio, con i 30 milioni del Masterplan. «Il 12 novembre dovremmo assegnare la progettazione esecutiva, ed entro la fine del 2019 si dovrà aprire il cantiere. Non sarà la nuova sede dell’università, ma una cittadella della cultura per tutta Teramo. Più veloce sarà l’iter per l’Agrobioserv, cioè per il recupero dell’ex mensa a Coste Sant’Agostino, in cui creeremo degli impianti pilota, e il raddoppio della “stecca” di Veterinaria: siamo già in fase di completamento della progettazione esecutiva». Il rettore ricorda anche il finanziamento in capo all’Adsu per la realizzazione della Casa dello studente nell’ex rettorato di viale Crucioli. E poi, sempre in tema di opere pubbliche, parla della cabinovia Colleparco-centro cittadino, progetto da 10 milioni finanziato con il Masterplan ma sfumato per il no del consiglio comunale. «Avrebbe consentito di risolvere i problemi, che, anche in questi giorni, abbiamo con il trasporto urbano. Ma è un progetto che non abbandoniamo, bisogna vedere come riuscire a trovare i fondi. Peraltro la cabinovia servirebbe non solo l’università, ma un intero quartiere». D’altronde Mastrocola si dichiara «stupito positivamente dai segnali della nuova amministrazione comunale: finalmente parliamo la stessa lingua». Comunque sia, il rettore per risolvere i problemi di trasporto pubblico dell’università dichiara «non abbandonata l’idea, con l’Adsu, di dotarci di mezzi propri per scopi interni, cioè per studenti e personale».
Tutto questo perchè, afferma con determinazione Mastrocola «l’università di Teramo sta bene ma non si può fermare, dobbiamo continuare a camminare, ce lo impone la nostra dimensione, ce lo impone la nostra collocazione geografica, posta all’interno. Dobbiamo guadagnarci ogni singolo studente. D’altronde è una delle poche università che offre circa il 30% di didattica di laboratorio e quindi applicata: continueremo in questa direzione. Rafforzeremo anche il lavoro con le scuole, seguendo una filiera formativa e dell’orientamento. Penso anche a un’implementazione dell’attività didattica rivolta ad ambiti professionali e geografici. L’università andrà fuori dai confini del campus e dell’ospedale veterinario, anche se questo non significa tornare a “polverizzare” l’università sul territorio». Tanti obiettivi per quello che si profila un lavoro corale, con il prorettore vicario Angela Musumeci e i 25 delegati, tanto che sarà creata una piattaforma su cui dialogare e confrontarsi.
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