Soldi per i permessi di soggiorno: ci sono tre indagati per truffa

Accertamenti dopo l’esposto di venti cittadini stranieri che hanno denunciato di aver pagato Secondo l’accusa avrebbero versato fino a seimila euro per essere regolarizzati con finti contratti
TERAMO. Il business degli immigrati clandestini non conosce pandemia. Perché c’è sempre un modo di spillare soldi a un esercito di disperati, pronti a tutto per un permesso di soggiorno pagando connazionali e italiani senza scrupoli. È un’inchiesta con tre indagati e un’accusa di truffa quella che la Procura teramana (Francesca Zani il pm titolare del fascicolo) ha aperto su un giro di presunti raggiri a danno di decine di immigrati per ottenere il permesso di soggiorno.
Nei mesi scorsi venti stranieri, tra pakistani e senegalesi, hanno denunciato di aver pagato somme da 5mila a 6mila euro per ottenere il permesso di soggiorno. Di aver dato i soldi a un connazionale senza aver mai ottenuto nulla e di aver incontrato due italiani, un uomo e una donna, che si sono spacciati per imprenditori pronti ad assumerli. Ma il permesso di soggiorno, chiesto a giugno dell’anno scorso, non è mai arrivato.
Gli stranieri, in gran parte assistiti dall’avvocato Luca Macci, hanno presentato una denuncia in Procura. È scattata l’inchiesta (delegata sia ai carabinieri sia alla polizia) e nel fascicolo sono stati iscritti i nomi di tre indagati. Così ha scritto una delle presunte vittime nella denuncia finita in Procura: «Sono entrato in Italia clandestinamente e successivamente ho richiesto asilo politico presso la questura che mi ha rilasciato titolo di soggiorno. Per il mio sostentamento ho prestato attività lavorativa subordinata presso il mio connazionale titolare di una ditta. In occasione dell’entrata in vigore della legge sulla sanatoria il mio connazionale mi rappresentava la possibilità di trovare lavoro presso una ditta agricola di sua conoscenza e quindi di prendere un regolare permesso di soggiorno e regolarizzare la mia presenza in Italia. Il mio connazionale mi chiedeva il pagamento della somma di euro 5mila di cui 2500 in anticipo al momento dell’invio della domanda di sanatoria ed euro 2500 a conclusione del procedimento di rilascio, oltre a 500 euro per le spese». Soldi che lui ha dato. Ma successivamente all’uomo è arrivata una lettera da parte dello sportello unico per l’immigrazione di Teramo con cui gli è stato comunicato il preavviso di rigetto della domanda perché all’esame della visura ordinaria della ditta che avrebbe richiesto la sua assunzione si è scoperto che la stessa aveva un rappresentante legale non corrispondente al nominativo indicato sull’istanza telematica.
Caso che, molto probabilmente, ricalca quello di molti altri.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

