Soldi riciclati e false fatturazioni Perquisita una barca da diporto

29 Luglio 2020

Blitz nel porto turistico nell’ambito della maxi operazione della guardia di finanza di Ancona Complessivamente ci sono 130 indagati, 90 società coinvolte e nove arrestati in altrettante regioni

GIULIANOVA. Ha toccato anche il Teramano la mega operazione della guardia di finanza di Ancona su un maxi riciclaggio di soldi da 130 milioni di euro con 130 indagati, nove arrestati e 90 società coinvolte. Lunedì mattina, infatti, i finanzieri della città dorica si sono presentati al porto turistico di Giulianova per fare una perquisizione a bordo di un natante da diporto di proprietà di una società teramana che si occupa dell’organizzazione di gite turistiche.
L’operazione, chiamata “Background” è stata condotta dal nucleo di polizia economico finanziaria della Finanza di Ancona, dello Scico di Roma, del gruppo di Fermo e della Compagnia di Civitanova Marche. Associazione per delinquere, bancarotta fraudolenta, reati fiscali, riciclaggio e auto-riciclaggio sono i reati ipotizzati a carico degli indagati in relazione al fallimento di 7 società operanti nel commercio di pelli e materie plastiche in varie regioni. Ma il quadro, secondo gli investigatori, è molto più ampio. Tra i nove finiti in carcere c'è un 46enne imprenditore di Montegranaro (Fermo), ritenuto il dominus dell'organizzazione. È anche il destinatario di una misura di custodia cautelare ai domiciliari, emessa dall'autorità giudiziaria di Ascoli Piceno. Ai domiciliari anche un intermediario e un finanziere accusato di avere passato informazioni sull'esistenza di indagini a quest'ultimo, che le avrebbe riferite al 46enne. Dalle indagini è emerso che la mente del gruppo era pronto a chiedere per le sue imprese gli aiuti previsti per il post Covid. Le indagini sono scattate dalla segnalazione della Direzione Nazionale Antimafia su un ingente flusso di denaro “travasato” da conti correnti bancari o postali di società di capitali su rapporti bancari o postali riconducibili a titolari di ditte individuali e subito prelevato in contanti. Con l'analisi di migliaia di flussi finanziari, intercettazioni ambientali e telefoniche, gli investigatori hanno ricostruito l'esistenza di una associazione per delinquere radicata dal 2014 nelle Marche, tra società di capitali e imprese individuali attraverso le quali sono state emesse fatture per operazioni inesistenti per 130 milioni di euro a favore di clienti in Lazio, Veneto, Campania, Lombardia, Toscana, Valle d'Aosta, Emilia Romagna, Abruzzo. Una ramificazione di interessi economico-finanziari, anche all'estero (Usa, Est Europa) che lo stesso imprenditore ritenuto la mente del gruppo la riteneva inestricabile: «Ho 50 imprese tutte collegate», dice in una delle intercettazioni, «per trovare una fessura ci vogliono 20 anni». Lo stesso imprenditore che, intercettato, annuncia l'intenzione di chiedere per le sue imprese di comodo gli aiuti per il post Covid. Ora i finanzieri si aspettano ulteriori elementi dalle circa 80 perquisizioni effettuate oggi.
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