Soldi spariti in banca, arrestato Granata

24 Dicembre 2015

L’impiegato, esponente del Pd giuliese, si sarebbe appropriato di 460mila euro da un conto della filiale dove lavora

GIULIANOVA. Si sarebbe intascato i 460 mila euro scomparsi dal conto di una cliente tedesca della filiale di Porto d’Ascoli della Banca delle Marche. E’ questa l’accusa per la quale un dipendente della banca, Mario Granata di Giulianova, è stato posto agli arresti domiciliari. La notizia dell’arresto era sta diffusa due giorni fa dalla guardia di finanza di Ascoli, e riportata dagli organi di informazione marchigiani, ma solo ieri si è diffusa la notizia che la persona finita ai domiciliari è il giuliese Granata. Una notizia che ha fatto rumore in città, giacché si tratta di un personaggio molto conosciuto, anche per la sua attività politica. Granata è componente della segreteria dell’Unione comunale del Pd, partito per il quale si anche era candidato alle ultime elezioni comunali. L’anno scorso il suo nome era tra quelli indicati per la carica di componente del consiglio di amministrazione dell’Ente Porto, ma poi gli fu preferito Gian Luigi Core.

L’inchiesta nella quale è coinvolto riguarda una somma sparita qualche anno fa da un conto corrente aperto nella banca in cui lavora, ma dove sono finiti i 460mila euro? A questa domanda cercano di dare una risposta i finanzieri di San Benedetto del Tronto, coordinati dal sostituto procuratore di Ascoli Piceno Lorenzo Destro. Per l’ammanco, denunciato dalla donna nello scorso luglio, il pm ha chiesto ed ottenuto dal gip Giuliana Filippello l’arresto del bancario di Giulianova e il sequestro di un immobile di sua proprietà.

Da quanto si è potuto ricostruire, il conto corrente svuotato e non era stato più movimentato dal 2007, quando la titolare vi aveva versato 460mila euro, incassati dalla vendita di un appartamento. Depositato il denaro, la donna era ritornata in Germania e non aveva fatto più alcuna operazione su quel conto corrente fino allo scorso mese di luglio quando era tornata a Porto d’Ascoli per ritirare il denaro ed estinguere il conto. Sul quale, però non c’era più niente, tranne i 1800 euro di interessi che nel frattempo erano maturati.

La donna aveva subito denunciato la cosa e gli investigatori avrebbero accertato che qualche mese prima che la cliente tedesca si accorgesse dell’ammanco, l’impiegato, ad aprile, avrebbe emesso un libretto di assegni a nome della cliente e dopo aver apposto firme false sugli assegni, avrebbe versato i soldi in un conto acceso in un altro istituto di credito. Successivamente avrebbe investito il denaro, non è ancora chiaro se in immobili o nell’acquisto di oggetti preziosi, facendo perdere ogni traccia dei contanti.

Inizialmente le indagini si erano incentrate su tutti i dipendenti della filiale, anche se il principale indiziato era proprio Granata. Nelle settimane scorse i finanzieri hanno perquisito la sua abitazione e avrebbero trovato delle tracce utili per le indagini. Cosa, non è dato saperlo, ma molto probabilmente si tratta di elementi che hanno spinto il pm a chiedere l’arresto e il gip a firmarlo. L’uomo deve rispondere di appropriazione indebita e falso. Accuse da provare, naturalmente, ma c’è un precedente che non depone a suo favore: anni addietro Granata era stato accusato di un ammanco di circa 5.000 euro da una filiale abruzzese di Banca Marche dove all’epoca lavorava. Per questo motivo era stato trasferito a Porto d’Ascoli. L’impiegato, difeso dall’avvocato Tiziano Rossoli di Alba Adriatica, comparirà davanti al giudice per l’interrogatori di garanzia il 29 dicembre prossimo. L’interrogatorio sarà effettuato a Teramo per rogatoria.

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