Spiaggia per i cani: Branella annuncia un ricorso al Tar

La titolare di Unica Beach: «Manca la mia concessione Se non verrà inserita, chiederò di annullare lo strumento»
GIULIANOVA. «Se il piano spiaggia non verrà modificato prima dell’approvazione, aggiungendo la concessione demaniale Unica Beach, sarò costretta a rivolgermi di nuovo al Tar per ottenere il suo annullamento». Non si arrende Giusy Branella, titolare della spiaggia per cani “Unica Beach” che si trova sul lungomare nord di Giulianova, spiaggia che però nel nuovo piano demaniale adottato in consiglio comunale non è presente, o comunque la sua ubicazione verrà decisa di volta in volta.
«È sempre più probabile che questo piano spiaggia venga annullato a causa di un atteggiamento chiuso al dialogo», continua Branella, «e ostinato a negare i diritti già riconosciuti dalla legge, e che dovrebbero essere uguali per tutte le concessioni balneari. Pare però che a Giulianova la legge non sia uguale per tutti». La spiaggia per cani, attiva dal 2018 a Giulianova, è prevista da una legge regionale e anche dal regolamento comunale. «La concessione in oggetto, riconosciuta dal Tar al pari di tutte le altre, è stata omessa sin dal principio», precisa Branella, «dopo innumerevoli incontri con l’assessore al demanio Giampiero Di Candido, che più volte ha negato l’oggettiva presenza di Unica Beach all’interno del piano spiaggia, e dopo che la sottoscritta ha esposto la volontà di rivolgersi allo studio legale che la assiste, finalmente è stata presentata durante la seduta del consiglio comunale del 12 maggio, la richiesta di correzione di “errore materiale” con la quale è stato formalizzato anche l’inserimento della concessione Unica Beach».
La legge prevederebbe la correzione della variante e la sua pubblicazione, a correzione avvenuta, per consentire ai cittadini, la presa visione della delibera di consiglio comunale integrale. «Ciò purtroppo non è accaduto», conclude Branella, «dopo una prima diffida, l’ufficio tecnico ha provveduto a pubblicare sull’albo pretorio una correzione anch’essa incompleta ed errata, ed è seguita quindi una seconda diffida, alla quale però non si è avuto alcun riscontro».
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