Spuntano tre mosaici romani nel sottosuolo di via Sant’Antonio

26 Maggio 2023

Sono le pavimentazioni delle diverse stanze di una domus risalente al primo secolo dopo Cristo La Soprintendenza valuta come tutelare i ritrovamenti: forse sarà collocato un vetro carrabile 

TERAMO. Pavimentazioni romane in via Sant'Antonio. Il ritrovamento è avvenuto durante i lavori di riqualificazione della strada che collega corso Cerulli con via Savini. La rimozione di una conduttura del gas ha portato alla luce tre pavimentazioni riferibili ad altrettanti ambienti collegati tra di loro e attribuibili, secondo la Soprintendenza, a una domus romana della quale non si aveva notizia dai dati bibliografici e d’archivio. Si tratta di un mosaico bianco e nero, con decorazione centrale costituita da una composizione a scacchiera e cornice composta da una doppia fascia e da una treccia a due capi. La pavimentazione risalirebbe al primo secolo dopo Cristo. Accanto ne è stata scoperta un’altra di cui si riconosce una soglia di ingresso con una decorazione con motivo vegetale; una terza pavimentazione in tessellato, impreziosita da piccoli elementi in pietra colorati, è stata intercettata a seguito dell'allargamento dell’area di scavo. A completare le scoperte, una ricca presenza di intonaci dipinti di rosso, giallo, verde e nero a decorare quello che rimane delle pareti degli ambienti.
Nella via il Comune sta portando avanti un progetto di riqualificazione che prevede una nuova pavimentazione in armonia con l'area storica circostante. Data la sensibilità della zona, la Soprintendenza aveva prescritto la presenza dell’archeologo in cantiere per tutte le fasi di scavo. Così sul posto l'archeologa Luigina Meloni e la ditta incaricata dei lavori operano fianco a fianco per monitorare attività e rinvenimenti. Quanto emerso però non fermerà il cantiere: Comune e Sovrintendenza dovranno trovare soluzioni capaci di tutelare i reperti e restituire la strada alla fruibilità. L'ipotesi potrebbe essere quella della collocazione di un vetro carrabile. «Stiamo svolgendo, in stretta collaborazione con il Comune, tutti gli approfondimenti tecnici e scientifici necessari. Il nostro ruolo è quello di garantire la conservazione e tutela delle strutture rinvenute, senza però compromettere la conclusione dei lavori. Siamo certi che la possibilità di aprire il cantiere alla cittadinanza sia un ottimo modo per avvicinare la popolazione alla conoscenza e per ripagarla di qualche disagio dovuto al prolungamento dei lavori provocato dai rinvenimenti», spiega la soprintendente Cristina Collettini. Il sindaco D'Alberto rassicura sulla massima collaborazione fra gli enti coinvolti «per la celere prosecuzione dei lavori e per ridurre al minimo i disagi per i cittadini».
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