Stadio, è in dubbio la legittimità della gestione partita nel 2008

14 Maggio 2020

Il Comune ha chiesto una consulenza all’Anticorruzione non per il passaggio da Cantagalli a Iachini ma per verificare se sussistevano i requisiti della società che ha preso il Bonolis 12 anni fa

TERAMO. I dubbi sulla gestione dello stadio Bonolis riguardano soprattutto il passato. Nell’avvicendamento tra gli imprenditori Sabatino Cantagalli e Franco Iachini il Comune ha avviato una verifica destinata a fare chiarezza non tanto sull’intesa tra i due privati, quanto sulla legittimità dell’affidamento originario. Il sindaco Gianguido D’Alberto in consiglio comunale, dove è emersa la questione delle lungaggini nel perfezionamento del cambio gestionale, ha chiarito che l’amministrazione è terza rispetto all’accordo di subentro. Non sarebbe questo, dunque, il punto su cui far luce con il supporto dell’Autorità anticorruzione, a cui il Comune si è rivolto per una consulenza.
Il sindaco ha fatto esplicito riferimento a «situazioni passate» che vanno definite sulla scia del passaggio di consegne tra i due imprenditori, perfezionato con l’acquisto delle quote della società che gestisce il Bonolis da parte di Iachini. La questione, che riporta a oltre dieci anni fa, quando lo stadio fu affidato a Cantagalli, riguarda la sussistenza dei requisiti per l’assunzione dell’incarico da parte della ditta gestrice. A questo ha fatto riferimento il sindaco in aula nell’ormai ripetitiva polemica con l’opposizione sui problemi ereditati dalle passate amministrazioni. «Non sappiamo se quei requisiti sono stati rispettati», ha sottolineato il primo cittadino, «per cui dobbiamo scrivere all’Anac». Anche su questo, dunque, D’Alberto è intenzionato a «mettere ordine» rispetto alle situazioni quanto meno confuse che, a suo dire, ha trovato dopo l’insediamento in Comune.
Resta da chiarire, una volta acquisito il parere dell’Autorità, sia perché il problema è venuto fuori dopo 12 anni di gestione del Bonolis, sia quali sarebbero le conseguenze di una valutazione negativa circa l’esistenza dei requisiti. La struttura resta del Comune, che però andrebbe incontro a non pochi problemi qualora dovesse farsene carico direttamente. Per sanare l’eventuale carenza l’amministrazione potrebbe aprire una nuova procedura di affidamento dell’impianto, ma tra lungaggini burocratiche e probabili contenziosi il rimedio rischierebbe di essere peggio del male.
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