Stangata da un milione e mezzo per un esproprio di 47 anni fa
La Corte d’appello condanna il Comune a risarcire i fratelli Merlini, all’epoca proprietari di un pezzo di piazza Sant’Anna dove fu realizzato un parcheggio. L’ente: non molliamo, si va in Cassazione
TERAMO. Una nuova stangata arriva per le casse del Comune condannato a risarcire per un milione e 460mila euro i fratelli Francesco e Camilla Merlini dopo una sentenza della Corte d’appello su un contenzioso che si trascina da quasi 50 anni relativo all’occupazione e trasformazione di piazza Sant’Anna in un parcheggio pubblico risalente al 1968. Il legale dei familiari, Giuseppe Malignano Stuart, plaude all’esito di una sentenza che non era affatto scontata e su cui la stessa avvocatura del Comune era fiduciosa di ottenere una vittoria, tanto da rigettare una proposta di transazione che prevedeva il pagamento del 50% dell’importo chiesto dalla famiglia Merlini.
I due fratelli avevano chiesto ai giudici il risarcimento per l’occupazione dell’area, avvenuta senza una regolare procedura di esproprio. Da qui la possibilità, secondo il loro legale, che si prefigurino anche profili di responsabilità contabili presso la Corte dei conti verso gli amministratori comunali dell’epoca o verso i loro eredi. All’epoca dei fatti si avvicendarono le giunte di Carino Gambacorta (1956-1969) e poi di Ferdinando Di Paola (1969-1979). Il Comune, pur avendo di fatto trasformato l’area in un parcheggio nel ’68, perfezionò formalmente la procedura solo vent’anni dopo con una delibera di giunta con la quale si approvò il programma esecutivo del parcheggio, il programma di recupero del patrimonio edilizio e l’acquisto delle aree di proprietà della famiglia. Ma a questa delibera non seguì un decreto di esproprio, né una trattativa per l’acquisto della proprietà. Da qui il contenzioso con il Comune, avviato nel 1991. L’ente costituitosi in giudizio eccepì il diritto di usucapione avvenuto in suo favore dal momento che, come spiegato dall’assessore Mirella Marchese, il termine quinquennale era già decorso dall’eventuale illecito poichè la causa fu intentata solo nel 1991.La prima sentenza del tribunale di Teramo diede ragione al Comune. Il giudizio in appello, con una sentenza non definitiva, ha ribaltato l’esito ritenendo inammissibili le ragioni del Comune perché a suo giudizio il Comune avrebbe dovuto anch’esso proporre appello verso la prima sentenza del tribunale. La Corte d’appello decretò l’area come edificabile e dispose la quantificazione del danno che, con interessi e rivalutazione, è salito da 75milioni di vecchie lire alla somma attuale di un milione e 460mila euro. Il contenzioso è passato successivamente nelle mani dell’avvocatura interna, che ha proposto il ricorso in Cassazione. «La Suprema corte», spiega il legale dei Merlini, «ha cassato con rinvio la sentenza di secondo grado e la Corte d’appello ha riesaminato la vicenda alla luce dei principi enunciati dalla Cassazione che riguardavano la qualificazione dell’illecito commesso dal Comune nel momento in cui si appropriò di quell’area senza atti di occupazione o esproprio». La Corte d’appello, come puntualizzato dall’avvocato Malignano Stuart, con una sentenza pubblicata il 20 maggio, ha ritenuto inoltre infondata anche l’eccezione di usucapione avanzata dal Comune.
L’ente tuttavia, come ha spiegato l’assessore Mirella Marchese, non si darà per vinto. «D’intesa con l‘avvocatura riteniamo che ci siano gli estremi per tornare in Cassazione visto che già una volta la Suprema corte ha sospeso la sentenza d’appello. Confidiamo in una revisione della sentenza anche perché siamo obbligati ad andare avanti e far valere le nostre ragioni di fronte a un esito che per lo stato dei conti del Comune si prefigura come una vera e propria mazzata, nostro malgrado ereditata dal passato».
Marianna De Troia
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