Stop al contratto di quartiere «C’è un vantaggio per i privati»

12 Marzo 2015

Annunziata, il consiglio regionale all’unanimità boccia la variante al piano regolatore paesistico Il presidente della commissione vigilanza: è una forzatura il cambio di destinazione dei terreni

GIULIANOVA. Il consiglio regionale ha bocciato all’unanimità la variante urbanistica al piano di recupero con proposta di variante al piano regolatore paesistico del contratto di quartiere Annunziata avanzata dal Comune di Giulianova, il quale, in cambio della cessione di una parte di parco Annunziata, aveva concesso a privati il cambio di destinazione d’uso (da turistico-ricettivo a residenziale) della porzione di terreno a ovest del parcheggio del lungomare Rodi.

La commissione di vigilanza regionale, però, presieduta da Mauro Febbo, ha stoppato il provvedimento portandolo in consiglio (che ha approvato il riesame del provvedimento), e decretato che il progetto, nella sua interezza, debba essere riportato in commissione, visto che si prevedeva un cambio di destinazione da ricettivo-turistico a residenziale a favore di privati. «A una prima analisi del documento», ha commentato Febbo, «è emerso come fossimo di fronte ad una vera e propria sanatoria che va a vantaggio di un imprenditore». Essendo quella una zona a forte vocazione ambientale, la commissione di vigilanza ha ritenuto che ci fosse bisogno di una più approfondita analisi. L’area in oggetto, infatti, faceva prima parte della riserva del Borsacchio ma il Comune di Giulianova ha ottenuto nel 2012 una riperimetrazione che, di fatto, ha estromesso la parte sud di Giulianova dalla riserva.

Quella parte di terreno, all’altezza del lungomare Rodi e che inglobava anche una porzione di parco, quando è uscita dal Borsacchio, è diventata edificabile (essendo classificata zona turistico-ricettiva era possibile costruire solo alberghi). Il Comune allora, venendo a compromessi con i proprietari dei terreni, in cambio della porzione di parco per la collettività, individuò la zona a ovest del parcheggio del lungomare Rodi, da destinare alle costruzioni. I proprietari, però, per cedere il parco, chiesero il cambio di destinazione d’uso in residenziale, richiesta poi accordata. Questo cambio di destinazione, però, doveva essere approvato, per risultare attuabile, dalla commissione regionale.

«Tutta la documentazione», ha proseguito Febbo, «dimostra la forzatura che si intendeva portare avanti a discapito della comunità e a vantaggio di pochi fortunati. La stessa relazione emessa dalla Sovrintendenza dichiara forti dubbi. Non è concepibile che con una semplice delibera si voglia stravolgere l’assetto di un territorio a vocazione ambientale e turistica». Per questo, il presidente della commissione ha richiesto uno studio analitico sull’attuazione del piano regolatore, sui contratti di quartiere in essere e del piano regionale paesistico, oltre una approfondita ricognizione sui bisogni di alloggi residenziali e ricettività turistica, l’individuazione delle aree protette da tutelare e il riordino e l’ampliamento degli spazi pubblici.

Margherita Totaro

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