Storico museo inagibile: presto lavori e riapertura

15 Dicembre 2022

Atri, Ferretti annuncia interventi per la struttura dopo il crollo del controsoffitto «In corso valutazioni tecniche, i danni non sono gravi. Faremo quello che servirà»

ATRI. «Il museo etnografico sarà oggetto di interventi programmati e presto verrà reso di nuovo funzionale». Con queste parole il primo cittadino Piergiorgio Ferretti interviene sui danni provocati dalla caduta di un controsoffitto all’interno dei locali del museo di piazza San Pietro che da mesi è chiuso al pubblico e inagibile. «Non c’è un’imminente necessità di riaprire il sito che è molto frequentato specialmente nei mesi estivi», sottolinea, «per quanto riguarda i danni arrecati sono in corso valutazioni da parte dell’ufficio lavori pubblici , comunque non sono corposi e quello che ci sarà bisogno di fare lo faremo».
Sono stati alcuni impiegati comunali a rendersi conto del crollo: Il cartongesso per un’estensione di circa 10 metri quadri è finito sulle vetrine che contengono e proteggono i costumi di scena che risalgono al periodo a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento. La struttura è di proprietà dall’amministrazione comunale che ha provveduto ad avvisare la soprintendenza regionale. Nella storica struttura museale, fondata nel 1872 e citata anche sul sito del ministero della cultura, c’è una delle raccolte etnografiche più importanti d’Abruzzo, dove sono custoditi reperti di alto valore artistico. Oltre duemila pezzi, che comprendono testimonianze appartenenti ad ambiti assai diversi, da quelli strettamente legati alla cultura agro-pastorale a quelli di archeologia industriale fino a momenti della realtà urbana del territorio. Il museo etnografico custodisce infatti strumenti agricoli quali carri, aratri, erpici, gioghi, attrezzi vari per la preparazione del terreno e una pressa in legno di quercia di notevoli dimensioni per la produzione dell’olio. La sezione di archeologia industriale è testimoniata da varie macchine: da un’antica filanda in ghisa dei primi del 1900 proveniente da Biella, rappresenta una delle prime forme di industrializzazione verso il centro-meridione d’Italia. Un’altra sezione è dedicata al telegrafo e a oggetti di cinematografia degli anni ‘50/‘70 e un’altra ancora è dedicata alle prime realizzazioni in ceramica di Castelli del 180 fino a opere contemporanee.
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