Strada panoramica: progetto bocciato dagli ambientalisti

29 Dicembre 2021

Nasce il comitato contro il collegamento A24-Prati di Tivo: «Idea vecchia, l’asfalto non porta sviluppo alle aree interne»

TERAMO . Una nuova strada che colleghi il casello dell’autostrada A24 ai Prati di Tivo. L’idea è della Provincia, che ha avviato l'iter per la progettazione dell’infrastruttura, ma trova già forti resistenze. Anzi, vere opposizioni che portano la firma delle associazioni ambientaliste riunitesi nel comitato “No strada panoramica, Sì sviluppo sostenibile”, riprendendo il nome del nuovo tratto stradale in agenda. Il neo costituito comitato, che ingloba il comitato locale Sant’Andrea Verde, il Cai, Italia Nostra, Mountain Wilderness e Wwf, ieri è stato presentato nella sede del Club alpino italiano.
L’OBIETTIVO
Lo scopo è di contrastare il progetto della Provincia che avrebbe ripercussioni negative sul territorio senza portare con sé «nessuna nuova proposta di vero rilancio turistico e promozionale delle aree interne». «L’ipotesi di tracciato stradale fin qui circolata viene eufemisticamente chiamata strada panoramica del Gran Sasso e sarà ora oggetto di un bando per la progettazione che costerà centinaia di migliaia di euro: ingenti fondi pubblici per progettare una strada che dovrebbe attraversare territori oggi integri dove al più sono presenti vecchi sentieri ben diversi da una strada provinciale destinata al traffico automobilistico», afferma il comitato, «il progetto porterà asfalto, terrapieni, sbancamenti e gallerie in zone oggi naturali, stravolgendo il patrimonio culturale, naturale e storico ed eliminando le possibilità di sviluppare economicamente e socialmente in modo sostenibile questo territorio».
I MOTIVI DEL NO
Realizzare strade, insomma, non basta: per gli ambientalisti il progetto è basato «su una premessa vecchia, provata erronea, che l’asfalto e la viabilità “automaticamente” portano economia. La viabilità, senza la possibilità di attività produttive a monte, non è un motore, ma un freno allo sviluppo economico dei piccoli paesi, perché spinge alla centralizzazione dei servizi in centri più grandi, causando lo spopolamento di quelli più piccoli» aggiunge il comitato che ritiene il mega investimento un boomerang ambientale, sociale, economico e turistico anche alla luce del fatto che il tracciato andrebbe ad attraversare aree protette.
LA CONTROPROPOSTA
Gli ambientalisti avanzano un’alternativa alla proposta della Provincia: un programma di progetti dal nome “Montagnone, la montagna che unisce” che si basa su interventi di recupero di vecchi sentieri da adattare a rete escursionistica ciclopedonale che costituirà l’ossatura su cui mettere a punto un’offerta turistica di livello nazionale. «Un programma di sviluppo economico e culturale sostenibile che trasformi questo territorio in un’unica meta turistica costituita da tutti i paesi piccoli del comprensorio». Il programma si articola in una serie di progetti finalizzati alla manutenzione, creazione e valorizzazione di percorsi turistici e escursionistici esistenti e nuovi, al recupero e alla valorizzazione di punti d’interesse culturali, storici e naturali, all’organizzazione eventi e uscite inclusivi e campagne di informazione, proposte di educazione ambientale e di volontariato e aggregazione giovanile teso a rivitalizzare i centri ormai quasi abbandonati.
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