Studenti disabili lasciati a casa Il Tar: «Tornino subito a scuola»

Il tribunale amministrativo accoglie l’istanza presentata dalla famiglia di uno dei due ragazzi: sono iscritti al Di Poppa-Rozzi e fino all’anno scorso hanno frequentato l’istituto di Villa Vomano
TERAMO. I due studenti disabili che da settembre sono costretti a restare a casa per il mancato rinnovo di una convenzione fra istituti scolastici, possono e anzi devono tornare a scuola: a dirlo è il Tar dell'Aquila che ha accolto l'istanza cautelare presentata dalla famiglia di uno dei due tramite gli avvocati Luigi Guerrieri e Jacopo Ambrosini.
Il tribunale, che nel merito si pronuncerà ad aprile, impone intanto alle istituzioni scolastiche coinvolte nella vicenda di adottare le misure idonee a consentire agli studenti la ripresa del percorso scolastico portato avanti negli ultimi anni, garantendo loro il diritto allo studio costituzionalmente garantito e ribadito anche da diverse sentenze. Una è stata citata proprio dal Tar: «Nella sentenza 26/2/2010 numero 80, la Corte Costituzionale ha affermato che il diritto del disabile all'istruzione si configura come un diritto fondamentale e la sua fruizione è assicurata attraverso “misure di integrazione e sostegno idonee a garantire ai portatori di handicap la frequenza degli istituti d'istruzione”».
Il ricorso era scaturito dopo che a settembre il dirigente dell'istituto comprensivo Falcone e Borsellino di Villa Vomano, Candeloro Di Biagio, aveva ritenuto di non poter rinnovare la convenzione stipulata negli anni precedenti fra la ex dirigente Maria Letizia Fatigati e la preside dell'istituto superiore Di Poppa-Rozzi Caterina Provvisiero. La convenzione permetteva ai due studenti, gravemente disabili, di frequentare la scuola di Villa Vomano benché iscritti al Di Poppa-Rozzi. Le ragioni erano state di natura pratica e logistica. A settembre i ragazzi avrebbero dovuto iniziare il loro ultimo anno, ma il dirigente ha ritenuto non superabili alcuni ostacoli burocratici. Entrambi, perciò, sono rimasti a casa. Inutile il pressing delle famiglie.
Due giorni fa la prima vittoria, se così si può definire il riconoscimento di un diritto. Il tribunale ha rilevato inoltre che «l’alunno non ha mai frequentato il corso serale in quanto tale tipologia di corso non è idoneo ad accogliere, tutelare e soprattutto includere un disabile con una patologia motoria e cognitiva tanto grave». Per il papà che ha fatto ricorso «è preoccupante che bisogna far valere il diritto allo studio di un figlio disabile attraverso la magistratura. Preoccupa il livello di una classe dirigenziale che cede alla burocrazia. Ora chiediamo che i ragazzi tornino subito nella scuola di Villa Vomano».
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