Stupro, chiesta in appello la conferma degli otto anni
TERAMO. La procura generale chiede la conferma della condanna ad 8 anni, mentre la difesa insiste per l’assoluzione in assenza della prova del dna: si è svolto ieri davanti ai giudici della corte d’a...
TERAMO. La procura generale chiede la conferma della condanna ad 8 anni, mentre la difesa insiste per l’assoluzione in assenza della prova del dna: si è svolto ieri davanti ai giudici della corte d’appello il processo di secondo grado per Youssef Sardy, il marocchino di 28 anni condannato a 8 anni e 5 mesi per la violenza sessuale su una ragazzina di 17 anni (che si è costituita parte civile rappresentata dall’avvocato Florindo Tribotti). La discussione è finita nel tardo pomeriggio e la sentenza era attesa in tarda serata. Sardy (che è regolare in Italia grazie al matrimonio con un’italiana e ha alcuni precedenti penali, anche se non specifici) era accusato di essere uno dei tre violentatori della ragazza – allora 17enne – che, nel febbraio 2012, denunciò ai carabinieri quattro stupri subiti dal “branco”. La ragazza venne spinta a denunciare le presunte violenze subite dai familiari, che la notte del 14 febbraio la videro rientrare a casa con il naso sanguinante e tumefatto e le ginocchia ferite. La giovane raccontò di essere diventata la vittima abituale di un gruppetto di stranieri residenti in paese, un marocchino e due albanesi. Per quattro volte in due mesi il marocchino l’avrebbe fermata in strada, costretta con la forza a seguirla e portata dai due albanesi, che l’avrebbero violentata. L’ultima volta lo stupro sarebbe avvenuto nell’anfiteatro di Nereto, luogo pubblico piuttosto centrale anche se poco frequentato d’inverno, e la ragazza avrebbe opposto resistenza ai suoi aguzzini, che per ridurla all’impotenza le avrebbero provocato, percuotendola, i lividi e le ferite scoperte dai genitori. Sardy venne riconosciuto dalla studentessa come uno dei violentatori attraverso le foto segnaletiche dei carabinieri e subito arrestato. Da allora è sempre rimasto in carcere. La difesa, rappresentata dall’avvocato Antonio Di Gaspare, ha puntato sul fatto che alcuna traccia del Dna di Sardy – che ha accettato di sottoporsi al test chiesto dagli inquirenti – è mai stata trovata sulla ragazza e sui suoi vestiti, ma anche sul fatto che un cugino del suo assistito sostiene che quella sera Sardy ha dormito nella sua abitazione. Nel frattempo è stato rinviato a giudizio anche un secondo componente del branco: per lui il processo inizierà a gennaio.(d.p.)
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