Tassa dei rifiuti sulle industrie cinque volte più alta che altrove

Dopo l’allarme di Confindustria sull’eccessivo peso della Tari e sull’urgenza di risanare la Team gli imprenditori di Sant’Atto confermano: «Così non ci mettete in condizioni di superare la crisi»
TERAMO. La Tari continua a frenare la ripresa delle imprese teramane. L’allarme lanciato dal direttore di Confindustria Nicola Di Giovannantonio trova concordi le industrie (ormai poche) che popolano l’area produttiva di Sant’Atto. Il direttore qualche giorno fa in un’intervista al Centro aveva sottolineato il peso «della Tari, specie nel comune di Teramo, la cui tariffa è doppia (in alcuni casi anche tripla), rispetto a quelle di altre città abruzzesi».
In effetti, secondo le rilevazioni di Confindustria, a Teramo il costo della Tari al metro quadro è di 5,90 euro, contro i 0,36 della vicina Bellante, l’1,53 euro di Campli o i 2,87 di Pescara, se si vuol fare un paragone fra capoluoghi. Ed ecco che ci sono industrie che a Teramo arrivano a pagare anche più di centomila euro.
Di Giovannantonio, contestualmente, nell’intervista aveva sollecitato anche un risanamento della Team tramite un nuovo piano industriale e «una riorganizzazione per incrementare l'efficienza e ridurre i costi gestionali. La società (dati pubblici al 31 dicembre 2013) non può mantenere nel tempo un rapporto di un impiegato ogni quattro operai circa. Oltretutto non si può pensare che imprese e cittadini - in un momento di grande difficoltà - possano continuare a pagare una tariffa così elevata».
Sulla stessa lunghezza d’onda gli imprenditori. Danilo Dogana, amministratore unico della Pr.Is fa notare che «per noi che lavoriamo con l’estero, se a causa delle tasse locali abbiamo costi superiori rispetto ai concorrenti tedeschi, non siamo più competitivi sul mercato globale. Noi spendiamo 150mila euro all’anno per smaltire, per conto nostro, scarti in poliuretano, a cui dobbiamo sommare 20-30mila euro di Tari. Mi chiedo come mai la differenza con i Comuni limitrofi sia così enorme. Probabilmente ci vengono caricate spese che non sono inerenti solo allo smaltimento dei rifiuti. Se ci sono tre persone per fare il lavoro di una, il problema non lo risolveremo mai. Intanto però se il mio concorrente straniero fa un prezzo più basso, mi porta via il lavoro».
«Trovo paradossale», osserva Davide Lisciani, amministratore delegato della Lisciani group, «che pur pagando svariate migliaia di auto di Tari dobbiamo provvedere da soli a smaltire i rifiuti speciali, tramite società specializzate. Negli incontri in Confindustria si parlava di dover risanare il bilancio della Team, ma non conosco la questione. La raccolta porta a porta certamente ha portato a un aumento dei costi, ma se si riuscisse a organizzare un servizio più efficiente i costi sarebbero limitati e calerebbero le tariffe». Marcello Ippoliti della Sim (Società italiana marmitte) ricorda che lui ha vissuto il problema da imprenditore e da amministratore: fino all’anno scorso è stato assessore a Sant’Omero «dove il peso della Tari è molto minore. La Team ha evidentemente costi diversi, ma questi non si possono ribaltare sulle aziende». La Sim nel 2014 ha speso circa 15mila euro di Teramo: Ippoliti spera in una riduzione del peso nel 2015.
«Noi paghiamo 5-6 volte di più rispetto alle imprese di Bellante, che sorgono a pochi metri di distanza dalle nostre: è scandaloso», esordisce Gianni Tanzi della Teknoelettronica, «ricordo che ci fu, un anno fa, un incontro in Confindustria in cui il sindaco si impegnò a ridurre la tassa sui rifiuti, ma è stato fatto poco e niente. Con la situazione attuale di crisi, con i pagamenti dei clienti che tardano, avere anche un peso eccessivo di Tasi e Tari significa non mettere le aziende in condizioni di “reggere”. Spendiamo tanti soldi per portare l’immondizia lontano. Paghiamo dunque anche la decisione di non fare un impianto di smaltimento che, con le nuove tecnologie, non inquinerebbe e diverrebbe una risorsa. E’ urgente una riorganizzazione della Team».
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