Team, i sindacati abbandonano il tavolo

6 Giugno 2015

«Non possiamo accettare l’abbassamento dei livelli per i dipendenti». Indetto un sit-in di protesta

TERAMO. Si è concluso con un nulla di fatto il tavolo delle trattative convocato ieri pomeriggio in Provincia per la vertenza Team sui 46 esuberi: la riunione è stata abbandonata dopo pochi minuti dai sindacati. Il presidente Renzo Di Sabatino non ha potuto far altro che registrare posizioni fortemente divergenti tra l’azienda (era presente l’amministratore delegato Luca Ranalli, assistito dalla Confindustria) e i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil e Fiadel e Uil e le Rsu aziendali. Lo scontro, al di là della distanza sulla cassa integrazione straordinaria, si è consumato subito in apertura sull’abbassamento dei livelli, anticipato con una nota nei giorni scorsi dalla Team come uno degli strumenti necessari su cui far leva la salvaguardia dei posti di lavoro. «Il sindacato non avallerà mai un provvedimento che va contro la legge» ha detto Amedeto Marcattili della Cgil, «anche perché in azienda ci sono lavoratori con livelli già inferiori alle mansioni ricoperte. Per di più anticipare con un comunicato stampa le decisioni assunte è stato uno sgarbo istituzionale verso il presidente Di Sabatino e un tentativo di legare le mani ai sindacati». Non ci sono spazi per una trattativa nemmeno per Fabio Benintendi della Cisl per il quale in assenza di un passo indietro sulla retrocessione dei livelli si prevede solo uno scontro: «Non farebbe onore a nessuno, ma è quello che al momento prevediamo allo stato attuale». La riunione è stata aggiornata al 12 giugno alle 9,30, ma Benintendi ha fatto intendere chiaramente che i sindacati si riserveranno anche il diritto di non partecipare. Intanto per giovedì alle 18 è stato convocato un sit-in di protesta sotto la sede della Team. I sindacati non hanno giudicato incoraggiante ai fini di un dialogo anche la decisione per 4 figure dirigenziali della Team di ridursi le indennità per complessivi 50mila euro. «Intanto si deve vedere da che basa di remunerazione partivano», ha detto Benintendi, «ma tuttavia è un aspetto che ha a che fare con la solidarietà aziendale e che non può toccare i livelli perché non si può chiedere ai lavoratori di rinunciare a diritti acquisiti». Sul problema degli esuberi è intervenuto anche il capogruppo del Pd Gianguido D’Alberto secondo cui per risanare l’azienda serve una riduzione drastica dei compensi dei dirigenti.

Marianna De Troia

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