Team, niente più privati per la gestione dei rifiuti

Il sindaco prospetta una società tutta pubblica che operi a livello provinciale
TERAMO. La salvezza della Team è nel pubblico. A tratteggiare lo scenario di riassetto della società partecipata dal Comune, che con oltre 200 dipendenti gestisce raccolta e smaltimento dei rifiuti, è il sindaco Gianguido D’Alberto.
Nella relazione sulle linee programmatiche, approvate nel consiglio di ieri senza voti contrari grazie all’astensione delle minoranze, il primo cittadino parla del futuro della spa la cui quota privata è affidata alla curatela del Tribunale fallimentare di Venezia. D’Alberto lo lega al varo dell’Agir, l’agenzia regionale che accentrerà le politiche sui rifiuti che ricadranno a livello locale nei sottoambiti provinciali. «Questo passaggio implica l’impossibilità di avviare nuove gare per l’affidamento dei servizi», spiega il primo cittadino e lascia intendere che non ci sarà la riproposizione della gara andata deserta qualche mese fa per l’individuazione del nuovo socio privato. «La prospettiva è quella di una gestione in huose», aggiunge D’Alberto che dunque prefigura l’acquisizione pubblica del quota ex Enertech, pari al 49% del totale e attualmente controllata dal Tribunale veneto. «Chiederemo di riconsiderare la valutazione del pacchetto azionario privato», fa sapere il sindaco, «stimata in 1,7 milioni di euro». L’obiettivo è ottenere una riduzione da cui possa scaturire un’offerta di acquisto abbordabile per il Comune in cordata con altri enti provinciali. Per il resto, le linee guida dell’amministrazione ripresentano temi e parole chiave, come partecipazione, legalità e trasparenza, che hanno infarcito la campagna elettorale della coalizione civica-Pd.
D’Alberto snocciola l’elenco emergenze, a partire dalla ricostruzione e dalla scuole da rendere sicure, lanciando il «piano di resistenza» per far restare gli asili nido in mano al Comune evitando privatizzazioni ipotizzabili solo come antidoto alla loro chiusura. Il tono quasi accademico con cui illustra i punti della relazione subisce un’impennata quando si arriva a trattare del parcheggio di piazza Dante. «Vogliamo vedere conti che ci sono stati negati in passato», scandisce il sindaco, «per quantificare il vantaggio economico ottenuto dal privato con gli stalli in superficie». La gestione dell’impianto che comprende anche un piano sotterraneo è «fuori controllo» secondo il sindaco che su questo e su altri argomenti accenna a errori della precedente amministrazione. È il caso anche della riqualificazione di corso San Giorgio che D’Alberto definisce una «ferita ancora aperta» che va in qualche modo rimarginata concludendo l’intervento e accertando le responsabilità per un risultato tanto deludente. «Il progetto è incompleto, va sistemato anche il corso vecchio», osserva il sindaco, «ma dobbiamo rivedere tutto». Per le manutenzioni non ci sono fondi in bilancio. «Non è una scusa», chiarisce il sindaco, «cercheremo coperture economiche con la vendita di immobili e riassegnazione dei proventi della Bucalossi in precedenza usati per tappare i buchi contabili». Tra le priorità il sindaco cita il recupero dell’ex scuola Carlo Febbo a San Nicolò e il trasferimento della centrale elettrica della Cona, su cui però aggiunge una postilla: «Agli atti non c’è ancora alcun impegno di contribuzione economica da parte dell’Enel». Dall’opposizione arriva un’apertura di credito. «Ci asteniamo perché la città ha bisogno del contributo di tutti», spiega Giandonato Morra, «e votare contro significherebbe respingere il 70-80% delle cose ho detto pure io in campagna elettorale». Per Mauro Di Dalmazio l’atteggiamento propositivo mira a dare «doppia energia agli intendimenti, per realizzarli in un momento cruciale della storia della città». Giovanni Cavallari ricorda le battaglie condivise con D’Alberto all’opposizione. «Mi riesce difficile considerarmi un tuo avversario», ammette, «ma non farò sconti». A mettere pepe al dibattito è Lanfranco Lancione che incalza gli oppositori. «Se qualcuno vuole iscriversi al club della maggioranza, lo dica», afferma e attacca gli ex amministratori in aula sulla Febbo. «Avete tenuto chiuso quella scuola dieci anni», afferma, «per una speculazione edilizia».
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