Teatro romano, parte la raccolta delle firme
Ne servono 4.000 entro i prossimi tre mesi per chiedere il referendum sul progetto di recupero
TERAMO. È tutto pronto per raccogliere le firme a favore del referendum sul progetto di recupero del teatro romano. Con la presentazione in Comune dei 400 moduli vidimati da utilizzare per le sottoscrizioni è partita la campagna promossa dal coordinamento dei comitati di quartieri e frazioni e dalle associazioni che sollecitano il coinvolgimento diretto della cittadinanza nella scelta della soluzione tecnica migliore per la valorizzazione dei reperti di epoca imperiale. I referendari avranno tre mesi di tempo per mettere insieme le circa quattromila firme necessarie a richiedere la consultazione popolare.
Il quesito non entra nel merito delle ipotesi progettuali ma è incentrato sulla costituzione di un forum pubblico in cui condividere proposte e idee da sottoporre al Comune per la realizzazione dell’intervento. «Apriremo decine di tavoli di lavoro», spiega Carlo Di Marco, docente di diritto costituzionale e presidente del comitato per il referendum, «per dare voce a chi finora non l’ha mai avuta e promuovere l’elevazione culturale della città». I referendari si rivolgeranno anche alle scuole e nel frattempo lanciano un appello alle forze politiche, alcune delle quali hanno già aderito, per impegnarle ad attivare il forum dopo le elezioni comunali. «Se la nuova amministrazione accoglierà la proposta, non ci sarà bisogno del referendum», afferma Di Marco, «altrimenti andremo avanti». Giuliano Lucenti, presidente del coordinamento di quartieri e frazioni, sottolinea che l’iniziativa referendaria punta a «introdurre un nuovo metodo partecipativo nelle scelte urbanistiche per la città».
Non è ancora scemato, infatti, l’allarme sul progetto di copertura del teatro romano che ha scatenato feroci contestazioni. «Si tratta di un’iniziativa strumentale e pretestuosa della soprintendenza e del residuo della passata amministrazione», fa notare Sandro Melarangelo di Teramo Nostra, «per non avviare il recupero del teatro». L’intervento, insomma, deve rispecchiare lo studio approvato in consiglio che non prevede copertura dei resti. «La soprintendenza esprime pareri sulle interferenze archeologiche», osserva Raffaele Raiola, presidente di “Cittadinanza attiva”, «non decide sul progetto». I referendari non escludono un nuovo ricorso al Tar sulla questione e precisano che all’incontro in Comune cui hanno partecipato qualche settimana fa non c’erano progettisti e tecnici. (g.d.m.)
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