Teatro romano, riparte la progettazione

16 Aprile 2018

Il Comune affida l’incarico per i rilievi geologici dopo le contestazioni sulla proposta di una copertura troppo pesante

TERAMO. Riparte la progettazione del recupero del teatro romano. Dopo la bufera scatenata dalla prima versione progettuale presentata dallo studio tecnico Bellomo, che aveva previsto la realizzazione di una copertura di vetro e acciaio dei resti di epoca imperiale, il Comune ha riavviato la procedura con un incarico destinato ad approfondire l’analisi sulle condizioni dell’area interessata dall’intervento. Sarà dunque l’indagine geologica commissionata dall’ente a una ditta specializzata teramana a fornire le indicazioni necessarie alla rimodulazione dell’opera per la parte che riguarda la protezione dei reperti dalle conseguenze prodotte da inquinamento e agenti atmosferici. L’esigenza di tutela, con un’apposita struttura, è stata ribadita dai funzionari della soprintendenza regionale nel corso dell’ultima riunione tenuta in Comune con il commissario Luigi Pizzi, i tecnici dell’amministrazione, i progettisti dello studio Bellomo e i rappresentanti del comitato promotore per referendum sul progetto da adottare per il recupero del teatro romano.
La soluzione iniziale prospettata dallo studio palermitano incaricato della progettazione definitiva dell’opera, che prevede l’abbattimento della parte ancora in piedi di palazzo Adamoli e casa Salvoni per consentire il riutilizzo della cavea come spazio destinato a spettacoli con 300 posti, comportava l’allestimento di una copertura integrale che di fatto avrebbe escluso i reperti anche dalla vista esterna. Le immagini di come sarebbe stata la struttura una volta concluso l’intervento hanno innescato reazioni negative a raffica. Contro la “gabbia” di acciaio e vetro in cui doveva essere chiuso il teatro romano hanno preso posizione ex amministratori comunali, forze politiche e associazioni, in particolare quelle che come Teramo Nostra da decenni si battono per la riqualificazione e il riutilizzo dell’area in cui si trovano i reperti.
Da loro, con il sostegno del coordinamento dei comitati di quartieri e frazioni, è partita la proposta di referendum finalizzata al coinvolgimento della cittadinanza a tutti i livelli nella scelta del progetto migliore per la valorizzazione del teatro romano. Il punto di partenza resta lo studio di fattibilità stilato da Giovanni Carbonara e approvato all’unanimità dal consiglio comunale nel 2010. I referendari, però, vogliono che la soluzione tecnica definitiva sia adottata dal Comune tenendo conto delle risultanze di un forum cittadino nel quale raccogliere e sintetizzare proposte e suggerimenti per la realizzazione dell’opera. Il comitato promotore ha già depositato in municipio 400 schede vidimate per la raccolta delle firme e questa mattina illustrerà ulteriori passaggi dell’iniziativa. «Andiamo avanti con il referendum», spiega Giuliano Lucenti, presidente del coordinamento dei comitati di quartieri e frazioni, «fino a quando non otterremo il risultato di indurre la prossima amministrazione ad attivare il forum».
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