Tecnici e imprese: ai candidati chiediamo certezze e rapidità

Priorità alla ricostruzione post terremoto: ma servono progetti non limitati al mandato elettorale «I pagamenti ritardati delle opere ci mettono sul lastrico, le fatture vanno liquidate in 60 giorni»
TERAMO. Ricostruire, pianificare, accelerare. Ruota attorno a questi tre verbi il documento programmatico che tecnici e imprese edili teramani mettono sul tavolo dei candidati sindaci. In 28 pagine, con capitoli suddivisi tra i comuni del cratere sismico e quelli che non hanno subìto le pensanti conseguenze del terremoto, gli ordini di architetti e ingegneri, il collegio dei geometri e l’Ance dettano le loro priorità all’esercito di aspiranti amministratori in corsa per le elezioni del 10 giugno.
L’emergenza principale, ma anche l’opportunità più concreta di sviluppo, è rappresentata dalla ricostruzione post sisma. Così a questo tema è dedicata un’ampia parte del documento, con sottolineature particolari alla situazione di Teramo città. Tecnici e imprese propongono la nomina in Comune di un responsabile della ricostruzione e il rafforzamento dell’organico dell’ente che si occupa delle pratiche connesse ai danni da terremoto, da mettere il relazione con l’ufficio speciale attivato dalla Regione. «Se non si riportano i cittadini nelle loro case», spiega Raffaele Di Marcello, presidente dell’ordine degli ingegneri, «è difficile ricomporre il tessuto sociale ed economico». Per Teramo la ripartenza post emergenziale è fondamentale anche in funzione del recupero della propria centralità territoriale. «Se il capoluogo è debole», sintetizza Di Marcello, «ne risente tutta la provincia». Una maggiore spinta agli interventi ricostruttivi da parte della futura amministrazione è la prospettiva indicata anche per Montorio, mentre per Civitella l’uscita dall’emergenza è letta in chiave di rilancio turistico. Quest’ultimo è posto come decisivo per gli centri costieri e dell’entroterra chiamati al voto tramite la valorizzazione delle specificità paesaggistiche, storiche ed enogastronomiche. Per Controguerra, ad esempio, viene proposta la creazione del marchio “città del vino”, ad Alba è decisiva la «rigenerazione urbana», mentre ad Atri andrebbero attivati sgravi fiscali e finanziamenti per agevolare attività imprenditoriali. Le «ambizioni turistiche e artigianali» sarebbero da rivitalizzare a Silvi, alla reindustrializzazione dovrebbe guardare Nereto e Castilenti necessita di infrastrutture che la rendano di nuovo fulcro della Val Fino. Notaresco, infine, «deve continuare sulla strada di polo di attrazione artigianale». A tutti i comuni servono, comunque, programmazione e linearità. «La visione non può essere limitata al proprio mandato elettorale», rileva il presidente degli architetti Agreppino Valente, «bisogna guardare lontano». Le imprese chiedono certezze. «I margini di profitto sono sempre più limitati», fa notare Raffaele Falone, presidente dell’Ance, «gli enti pagano in ritardo e le aziende rischiano di finire sul lastrico per mancanza di liquidità». L’incertezza, tra l’altro, impedisce di garantire i posti di lavoro e spesso alla lentezza della burocrazia si aggiunge la carenza di personale tecnico nella pubblica amministrazione che frena ancora di più le pratiche. Per questo nel documento programmatico si sollecita «l’impegno solenne» a pagare le fatture entro 60 giorni.
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