Tecnico attende da cinque mesi chiarimenti da parte dell’Usr

6 Aprile 2019

TERAMO. È l’ennesimo caso aperto della ricostruzione lumaca. Da cinque mesi un tecnico teramano aspetta chiarimenti dall’ufficio speciale che gestisce le pratiche post sisma per interventi su edifici...

TERAMO. È l’ennesimo caso aperto della ricostruzione lumaca. Da cinque mesi un tecnico teramano aspetta chiarimenti dall’ufficio speciale che gestisce le pratiche post sisma per interventi su edifici con esito E, nei quali sono stati riscontrati danni gravi. Nonostante abbia inviato le richieste tramite posta elettronica certificata a settembre e a novembre, finora non sono arrivate risposte. A portare alla luce quest’ulteriore vicenda in cui si mescolano complessità normativa, lentezza burocratica e difficoltà organizzative della macchina che dovrebbe far ripartire il territorio dopo le scosse a cavallo tra fine 2016 e inizio 2017 sono i consiglieri comunali di Teramo vive Piergiorgio Passerini e Paolo Di Sabatino.
Sollecitati dal professionista che attende chiarimenti sull’interpretazione tecnica delle norme che regolano la ricostruzione per gli immobili dichiarati E, i due rappresentanti della maggioranza ieri sono andati all’Usr per chiedere spiegazioni. Senza le risposte attese, infatti, il professionista non può procedere con la progettazione delle opere di ripristino degli edifici sgomberati ormai due anni e mezzo fa. «Non è possibile che a distanza di così tanto tempo sia ancora tutto bloccato», esordisce Passerini, «per questo abbiamo voluto verificare di persona». Il caso posto dal tecnico teramano, secondo i consiglieri di Teramo vive, è emblematico anche perché ripropone il problema della lentezza della ricostruzione in una tragica ricorrenza: il decimo anniversario del terremoto dell’Aquila. «Lì stanno aspettando da dieci anni», sottolinea Passerini, «ma quello rischia di essere un buon esempio di gestione dell’emergenza se paragonato alla situazione di stallo che c’è da quasi tre anni sul nostro territorio».
Così ieri i due esponenti della coalizione che sostiene la giunta in Comune hanno incontrato la dirigenza dell’ufficio speciale per avere delucidazioni. «Il problema principale resta la carenza di personale», fa sapere Passerini, «che rallenta non solo la lavorazione delle pratiche ma anche il semplice invio di chiarimenti a tecnici che li richiedono». In giacenza ce ne sono 350, stando alle cifre fornite ai consiglieri di Teramo vive, e gli addetti dell’Usr non riescono a smaltirle. «L’ufficio teramano è fermo a 40 operatori», osserva Passerini, «mentre quello dell’Umbria ne ha circa 70». Secondo le stime dei dirigenti dell’Usr servirebbero cento dipendenti per accelerare le procedure e garantire le verifiche necessarie. Da smaltire ci sono infatti 13.500 pratiche, di cui appena 1.500 caricate sulla piattaforma informatica per la loro gestione e solo 50 risultano in lavorazione. «Il rischio è che passino vent’anni prima di vedere qualche risultato», insiste Passerini, a detta del quale serve l’intervento deciso della Regione. «Dal nuovo governo ci attendiamo risposte tempestive», conclude, «per far partire davvero la ricostruzione che è il principale problema della città benché finora sia stato sottovalutato». (g.d.m.)
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