Tensione in carcere per il Covid: preso a bastonate un poliziotto

7 Febbraio 2022

L’agente aggredito da un recluso per un ritardo nell’apertura delle celle: ha un braccio fratturato Allarme dei sindacati: «Questa convivenza tra contagiati e non crea una situazione esplosiva»

TERAMO. La situazione già drammatica del sovraffollamento del carcere di Castrogno è una realtà ormai conosciuta da tempo e un dato inconfutabile. La pandemia ha prodotto conseguenze ancora più difficili visto che nell’istituto penitenziario teramano detenuti positivi e negativi condividono gli stessi spazi. Ed è in questo contesto che c’è stata l’ennesima aggressione a un agente di polizia penitenziaria che ieri mattina è stato preso a bastonate da un detenuto che ha usato il piede di un tavolo: per il poliziotto braccio fratturato e 30 giorni di prognosi. «La vile aggressione», scrivono in una nota congiunta i sindacati Sappe, Osapp, Uil, Sinappe, Uspp, Fns Cisl e Fp Cgil, «sembra scaturita da un ritardo di pochi minuti nell’apertura delle camere di pernottamento, ritardo dovuto alla promiscuità di detenuti malati di Covid e detenuti che non hanno ancora contratto la malattia voluta dalla Asl e dalla direzione».
Attualmente i detenuti positivi sono 100 su una popolazione di trecento. «È un numero record in Abruzzo», continuano i sindacati, «ci sono continui malumori tra i detenuti in quanto nella sezione permane la disposizione di tenere le camere di pernottamento aperte durante il giorno, ma siccome coabitano positivi e negativi le aperture avvengono a turni alterni dimezzando i tempi di apertura. Dai malumori alle aggressioni il passo è breve».
Tutto, sostengono le organizzazioni sindacali, avviene in sezioni detentive che ospitano in media 80 detenuti con un solo agente. «Come se fosse possibile», dicono i sindacalisti, « tenere lontano i detenuti positivi al Covid da quelli negativi. Va da sè che le criticità aumentano di giorno in giorno. E per questo vedasi l’escalation di violenza che c’è stata a Teramo». Il riferimento è ad alcune rivolte di reclusi sventate dagli stessi agenti, ad alcuni detenuti che si sono barricati nelle sezioni e a tre aggressioni fisiche con lesioni al personale.
Una realtà più volte denunciata ma fino ad oggi le richieste di intervento sono cadute nel vuoto. E per questo i sindacati tornano all’attacco. «Ora diciamo basta», scrivono, «e chiederemo subito l’intervento urgente del provveditore regionale, Carmelo Cantone, che potrà e dovrà intervenire e chiarire se la gestione “alternativa” dei malati di Covid a Teramo immaginata dal direttore Stefano Liberatore sia corretta e conforme alle normative in materia di prevenzione dell’infezione da Covid; non escludiamo nemmeno di adire le vie legali se non saranno ripristinati a Teramo legalità e diritti dei lavoratori e il diritto alla salute degli stessi detenuti».
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