Tentato omicidio fuori dal night I tre aggressori patteggiano

Martinsicuro, tre anni e sei mesi ciascuno per un uomo di Corropoli e due cugini albanesi Secondo l’accusa la vittima fu pestata a sangue per vendetta durante una spedizione punitiva
MARTINSICURO. Sono in carcere con l’accusa di aver ridotto in fin di vita un albanese di 38 anni fuori da un night-club. A due mesi da quel drammatico pestaggio avvenuto a Martinsicuro in tre hanno patteggiato tre anni e sei mesi ciascuno per tentato omicidio al termine dell’udienza che si è svolta davanti al collegio presieduto da Flavio Conciatori (a latere Lorenzo Prudenzano e Enrico Pompei).
Gli imputati sono Alfonso Rega di Corropoli e i cugini albanesi Agust e Sandri Tuda (il primo assistito dall’avvocato Florindo Tribotti, i due dall’avvocato Ettore Censano).
Secondo l’accusa della Procura (il pm titolare del fascicolo è Davide Rosati) i tre, in concorso, avrebbero violentemente aggredito l’uomo per una vendetta riducendolo in fin di vita. Così, a questo proposito, si legge nell’ordinanza di custodia cautelare firmata all’ epoca dal gip Roberto Veneziano: «In concorso tra loro compivano atti idonei consistiti nel porre in essere una violenta aggressione con pugni e calci, questi ultimi diretti al capo della vittima anche quando era ormai distesa a terra esanime, nonchè diretti in maniera non equivoca a cagionare la morte, evento omicidario che non si verificava per cause indipendenti dalla loro volontà, dovuto all’immediato intervento del personale del 118 dell’ospedale di Sant’Omero che provvedeva in seguito a ricoverare la persona offesa nel reparto di rianimazione in prognosi riservata». È così il giudice ricostruisce il movente: «Tale episodio criminale risultava motivato da un sentimento di rivalsa da parte del gruppo deliquenziale e, in particolare, della intenzione di Agust Tuda di vendicare un pregresso accoltellamento nei confronti del fratello. Con l’aggravante di aver commesso il fatto in almeno 5 persone ai danni di persona con minorata difesa (in quanto in evidente stato di ubriachezza alcolica), nonché per aver agito per motivi futili e abbietti».
All’epoca dei fatti il gip inizialmente non aveva convalidato il fermo disposto dal pm ritenendo che non ci fossero sufficienti elementi a sostegno del pericolo di fuga. Contemporaneamente aveva disposto per i tre, accogliendo in questo la richiesta della Procura, la custodia cautelare in carcere. Per il giudice, che nell’ordinanza aveva fatto riferimento anche alle violente modalità del pestaggio, sarebbe esistito il pericolo di reiterazione del reato da parte degli indagati. La svolta nelle indagini (delegate ai carabinieri) era arrivata con la visione delle immagini catturate dal sistema di videosorveglianza del locale.
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