Teramano a processo per stalking La sua ex aveva tentato il suicidio

La Procura gli contesta 36 episodi in un anno, ripreso dalle telecamere mentre lascia lettere anonime La donna era esasperata per le persecuzioni dell’uomo con cui aveva avuto una relazione extraconiugale
TERAMO. Il suo inferno lo racconta in aula. Due ore per elencare quei 36 episodi con cui la Procura accusa di stalking il cinquantenne con cui ha avuto una relazione extraconiugale e che, quando lei ha deciso di chiudere, ha cominciato a pedinarla, tempestarla di telefonate e lettere anonime, a seguire anche suo figlio.
Dall’estate scorsa l’ex, oggi a processo per atti persecutori davanti al giudice monocratico Sergio Umbriano e difeso dall’avvocato Alessandro Recchiuti), è agli arresti domiciliari con l’accusa di aver violato il divieto di avvicinamento alla donna imposto dal giudice. E lei (quarantenne che si è costituita parte civile assistita dall’avvocato Maristella Urbini) tra le lacrime racconta ansia e paura di uscire, abitudini che non esistono più, rabbia e impotenza nel vedere che niente lo ferma e che, dice in aula, «mi hanno portato anche a tentare il suicidio».
Nella prima udienza del processo : «Non ha mai rispettato il divieto di avvicinamento imposto dal giudice e questo mi ha spaventato tanto. Ho pensato che uno che non rispetta la legge farà sempre così. Ho creduto che la mia vita fosse finita».
Oltre a pedinamenti continui in auto e scooter, «Ovunque fossi lui arrivava, sono giunta a credere che potesse localizzarmi con qualche dispositivo elettronico», tra quei 36 episodi contati dalla Procura tra aprile e luglio 2018, ne spiccano alcuni in particolare. Come quello che lo ritrae, grazie alle telecamere di un condominio, mentre infila una lettera anonima nella cassetta della posta della donna recante frasi del tipo: «Non dovevi prendermi in giro...non dovevi giocare con i miei sentimenti». In una occasione la donna se lo trova sotto casa alle 5 del mattino, mentre lei usciva per andare a lavorare, con un mazzo di fiori. In un altro momento avrebbe scritto con la vernice spray delle frasi sul muro antistante la sua abitazione. «Ad un certo punto ho capito di non essere più niente», racconta ancora la donna, «sono diventata così fragile che avevo paura di tutto, anche di andare a fare la spesa e tutte le volte mi facevo accompagnare da mio figlio. Ma lui era sempre nel posto in cui mi trovavo, a tutte le ore. Una volta, all’uscita del lavoro, sono andata a prendere un caffè con un collega di lavoro e lui era lì. Ovunque andassi lui c’era».
Racconta di averlo lasciato, dopo una relazione che lei stessa definisce «travagliata», quando si è accorta «che non aveva nessuna intenzione di lasciare la moglie». Lo ha denunciato due volte, la prima ha ritirato la querela: «Perché quando ci sono di mezzo i sentimenti nulla è facile». La seconda volta non si è fermata.
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