Teramo 3.0: il sindaco condanna gli stessi metodi utilizzati con noi

8 Ottobre 2021

TERAMO. Anche l’associazione “Teramo 3.0”, ispiratrice di una lista che alle comunali del 2018 appoggiò D’Alberto ma che oggi lo avversa fieramente, replica all’intervista del sindaco. Lo fa...

TERAMO. Anche l’associazione “Teramo 3.0”, ispiratrice di una lista che alle comunali del 2018 appoggiò D’Alberto ma che oggi lo avversa fieramente, replica all’intervista del sindaco. Lo fa sottolineando innanzitutto che, avendo perso Roseto, il centrosinistra e in particolare il Pd si è molto indebolito, quindi non si capisce perché D’Alberto sia soddisfatto del risultato elettorale. E continua: «Fa specie, poi, che il sindaco di Teramo dichiari la propria avversione per la logica del “caccio questi e ne metto altri”, visto che è stata esattamente la logica che egli stesso ha utilizzato nel gennaio 2020, laddove ha inteso cacciare prima dalla sua giunta e poi dalla sua maggioranza la scrivente lista civica (senza mai fornire spiegazioni esaustive, dato che vice sindaco 3.0 e due consiglieri comunali 3.0 mai avevano espresso un solo voto contrario), mettendo dentro la sua coalizione ben due candidati sindaci che si erano presentati da avversari alle elezioni e che avevano fatto opposizione fino a quel momento (Giovanni Cavallari e Mauro Di Dalmazio)».
Per Teramo 3.0 «D’Alberto insiste sempre su una fumosa petizione di principio, quella del cambiare metodo politico, ma è un’arma spuntata perché non suffragata dai fatti: dopo il 70% della consigliatura la maggioranza non ha inaugurato nemmeno un’opera pubblica, non ha aperto nemmeno un cantiere e ha persino aumentato la Tari (proprio così: al netto del finanziamento governativo una tantum dovuto al Covid, le tariffe del servizio di igiene urbana sono aumentate del 7%). In 41 mesi di mandato non si è vista la semina, per cui appare difficile che possa spuntare un qualsiasi raccolto nei restanti 19».