Teramo 3.0: «Via i vertici del Ruzzo»

14 Agosto 2018

La lista civica del vicesindaco chiede le dimissioni del consiglio di amministrazione: «Gravi irregolarità nella gestione»

TERAMO . Consistenti perdite di esercizio, nonostante l’aumento dei ricavi, spese fuori controllo per il personale, aumento del precariato in azienda e promozioni indiscriminate. Sono i dati che, secondo “Teramo 3.0, caratterizzano la gestione del Ruzzo affidata al presidente Antonio Forlini. Irregolarità e pessimi risultati di bilancio sarebbero tali, a detta della lista civica che in Comune esprime il vicesindaco, da rendere necessario il dimissionamento del consiglio di amministrazione.
I CONTI NON TORNANO. «Degli ultimi cinque bilanci, ben tre hanno fatto registrare perdite di esercizio e solamente due hanno portato utili», segnala la lista civica, «i due bilanci in positivo hanno però evidenziato piccolissimi utili mentre i tre bilanci in negativo hanno sommato 7 milioni di euro di perdite». I numeri evidenziati da “Teramo 3.0” indicano «un incremento notevole nei ricavi degli ultimi anni, cui non corrispondono né maggiori investimenti, né migliore efficienza nel servizio, né una riduzione nella massa debitoria, ma al contrario una crescita preoccupante delle perdite di esercizio». La tendenza è stata diversa nei quattro bilanci precedenti all’insediamento di Forlini, chiusi tutti in attivo. « Se poi si aggiunge che il servizio negli ultimi anni è peggiorato, che gli investimenti sono drasticamente crollati, che le spese sono incomprensibilmente lievitate, che i debiti non sono stati onorati nonostante gli incrementi tariffari», afferma la lista civica, «si comprende come la dissennata gestione societaria abbia messo il Ruzzo su una china che sarà difficile risalire qualora non si estromettesse immediatamente l’attuale governance aziendale».
SPESE FOLLI. La pianta organica, appena approvata dal Cda nel quale siede come vicepresidente Alessia Cognitti, esponente del Pd alleato di “Teramo 3.0” nella maggioranza comunale, tra l’altro non sarebbe in linea con le indicazioni del cosiddetto “piano d’ambito”. «Con specifico riferimento al costo del personale aziendale», fa sapere la lista civica, «sembrerebbe che la tariffa vigente remuneri una spesa enormemente inferiore rispetto a quella reale». A fronte di una spesa fissata nel “piano d’ambito” a 9,5 milioni di euro, nel 2017 il costo si sarebbe attestato a 13 milioni, «con un ingiustificabile sforamento di 3,5 milioni».
PRECARIATO SELVAGGIO. Le maggiori spese sarebbero da attribuire, almeno in parte, alla «crescita delle assunzioni, con relativa esplosione del personale precario». Il ricorso al lavoro interinale, stando a “Teramo 3.0”, violerebbe anche le più recenti disposizioni contenute nel “decreto dignità” che porta dal 20 al 30% il rapporto con il personale a tempo indeterminato. La lista civica presenta dati che evidenziano la violazione del limite. «A oggi risulterebbero in servizio un totale di 284 dipendenti, dei quali 204 a tempo indeterminato e ben 80 interinali», afferma, «ma la legge consentirebbe l’utilizzo di massimo 61 unità precarie». I lavoratori interinali, tra l’altro, sarebbero «in servizio da parecchi anni in via permanente» contravvenendo al divieto di non continuatività delle prestazioni.
RISCHI DI CLIENTELISMO. Il pericolo di una «rapacità politico-clientelare», a detta della lista civica, si annida anche in «un’indiscriminata attribuzione di progressioni di carriera al personale, con distribuzione di livelli superiori a pioggia». A questo ci sono da aggiungere «l’esternalizzazione di alcuni servizi in senso contrario rispetto all’aumento di personale», le spese legali e risarcitorie per contenziosi derivanti da licenziamenti illegittimi, nonché le recenti assunzioni di due dirigenti. A loro sarebbero stati riconosciuti compensi di 95mila euro l’anno, ben superiori al minimo di settore fissato a 63mila euro. Lo stipendio di Pierangelo Stirpe, uno dei due dirigenti, lieviterebbe tra l’altro a 109mila euro annui grazie a deleghe aggiuntive alla sicurezza e all’ambiente che in precedenza erano gestite gratuitamente da altro personale.
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