Teramo calcio, Campitelli e la serie B: "Seguirò il modello Agnelli"

Il presidente della squadra biancorossa parla del futuro dopo la promozione: dagli acquisti all'allenatore. E in fondo un sogno: "Andare in serie A e battere l'Inter"
CASTELNUOVO VOMANO. Il Willy Wonka teramano. Entrare nella sua azienda è come fare un salto nel film diretto da Tim Burton, la fabbrica di cioccolato. Qui non ci sono gli Umpa Lumpa o Nonno Joe, ma pasticcieri che lavorano con il sorriso sulle labbra. Cornetti, biscotti, cioccolato e dolciumi di ogni genere. Un profumo inebriante, che alle 11 del mattino mette un certo languorino. Siamo nel regno di Luciano Campitelli, quello che non solo ha la fabbrica di cioccolato (160 dipendenti e 24 milioni di fatturato), ma anche la macchina dei sogni. Il primo lo ha già consegnato ai tifosi biancorossi con la promozione del Teramo in serie B, ma ora non vuole fermarsi. «Sognare si può, le nuove generazioni devono capirlo», dice con il suo solito sorriso il patron dei biancorossi che ha aperto al Centro le porte della sua azienda, la Sapori Veri.
Luciano Campitelli, da Canzano a Teramo per riportare il Diavolo in serie B.
«Sono felicissimo. All'inizio venivo visto come un peones, che dal paesino arriva in città per colonizzare. I miei obiettivi li ho raggiunti, non ho rimpianti e tantomeno ho sassolini da togliermi nei confronti della città. Con grande umiltà ho portato il Teramo dove merita, ma la B è un punto di partenza».
Un presidente ambizioso.
«Per il prossimo anno punto alla salvezza, ma con un pizzico di ambizione. Noi quest'anno non eravamo i favoriti per la vittoria finale, invece siamo andati in B. Perché non fare la stessa cosa anche nel prossimo campionato?»
Quindi, sarete i protagonisti del calciomercato estivo?
«Voglio riconfermare lo zoccolo duro e poi fare degli acquisti mirati per rendere competitiva la squadra anche in cadetteria. Vorrei avere con me ancora Donnarumma e Lapadula. A loro due, poi, affiancherò altri due attaccanti forti. Comunque le scelte verranno fatte dal ds Di Giuseppe e dal tecnico».
Di Giuseppe ha già giurato amore al Teramo, Vivarini?
«Parlerò con il mister. Da parte mia c'è la volontà di continuare con lui in panchina e credo anche dalla sua ci sia la stessa intenzione»
Al tecnico, però, sembra che non siano piaciute alcune ingerenze del presidente.
«Non è vero. Io sono una specie di psicologo e mi piace far sentire la vicinanza alla squadra e all'allenatore. D'altronde, il Teramo Calcio è la mia azienda ed è giusto che io faccia sentire la mia voce. Il patron, presidente, chiamatelo come volete, deve far sentire la propria vicinanza. Guardate la Juve. Con il ritorno della famiglia Agnelli i bianconeri sono tornati a vincere, oltre a far lievitare il fatturato. Ecco, il mio modello è quello».
Però nei bilanci della Juve ha inciso molto il “fattore Stadium”.
«Si, certo, anche a me piacerebbe avere lo stadio di proprietà e non nascondo ci sto pensando. Il business nel calcio parte dallo stadio di proprietà».
Il calcio è azienda. I calciatori, come dipendenti della sua Sapori Veri?
«Ha ragione. Il calcio è una vera azienda. I miei calciatori li coccolo come faccio con i miei dipendenti. Il rapporto umano è una cosa fondamentale nel mondo del lavoro. Nella mia azienda, per esempio, il sindacato non serve. Se c'è un problema, i miei dipendenti sanno bene che possono contare su di me sempre e comunque. La stessa cosa possono fare i calciatori, per loro sono come un padre».
Moratti, De Laurentiis, Zamparini. A chi assomiglia il presidente Campitelli?
«Sono tifoso dell'Inter, anche se la politica aziendale di Moratti non mi è piaciuta. Abbiamo vinto tutto nell'anno del Triplete, ma poi i conti erano in disordine. Ecco, io non mi rispecchio in quel calcio. Sono ambizioso, certo, ma con un occhio al bilancio. Il Teramo negli anni passati ha vissuto momenti drammatici, che io non voglio assolutamente rivivere. Zamparini? No. Non è il mio modello e non credo di assomigliargli. Non mi rivedo in De Laurentiis. Io sono più umile, anche se gli riconosco che ha fatto delle cose straordinarie a Napoli. A me piace Andrea Agnelli e il modello Juve è quello da imitare».
Pronto per lanciare il marchio Teramo nel calcio che conta?
«Certo che sono pronto. Il Teramo è un brand nuovo, fresco e che fa tendenza. In città c'è entusiasmo e per il prossimo anno punto ai 3mila abbonamenti. Mi piacerebbe avere lo stadio pieno in tutte le partite, magari con una media di 5mila spettatori a gara. Il budget per il prossimo anno credo che oscillerà tra i 5 e 6 milioni».
Il suo sogno qual è?
«Andare in serie A, ovvio, poi vorrei andare a San Siro e battere l'Inter».
A chi dedica la vittoria del campionato?
«Alla mia famiglia, ma soprattutto a mio nipote Edoardo, che è scomparso due anni fa. Aveva 5 anni e sono sicuro che ha gioito da lassù».
Lei produce dolci, il Teramo a quale dolce si sente di paragonarlo?
«A una torta al cioccolato. Semplice, ma gustosa».
La giacca rossa personalizzata che ha indossato nell’ultima gara di campionato è stata una sua invenzione?
«Sono eclettico e creativo. La giacca rossa è stata una mia idea il giorno seguente la vittoria di Savona. Ho telefonato al mio sarto, che tra l'altro è ascolano, e gli ho commissionato la giacca celebrativa. In quattro giorni è stata cucita. Un vero capolavoro. Ora la conserverò nell'armadio, come un cimelio, ma vorrei tirarla fuori magari sostituendo la lettera B, che è ricamata sul colletto, con la A».
Il Campitelli imprenditore come nasce?
«Nasce come agente di commercio a 20 anni e, dopo il servizio militare, cominciai a lavorare per un'azienda di Pineto che vendeva dolci. Poi diventai agente della Pozzolini a Pescara, ma vendevo con troppa facilità e dopo tre anni non avevo più stimoli. Pensi, nell'84 guadagnavo sei milioni di lire al mese, mio padre ne prendeva appena 500… Nell'86 ho rilevato una piccola azienda di Canzano che vendeva prodotti per pasticceria e da lì è cominciata la storia, scaricavo anche i sacchi di farina nei primi tempi. Nel '90 è nata la "Sapori veri". All'inizio eravamo in 50 metri quadri con un dipendente, poi siamo passati a 400 metri quadri e 8 dipendenti. Il primo capannone era da 1.500 metri quadri, ora ne abbiamo due da 5mila a Notaresco e uno da 3mila a Castelnuovo, dove siamo adesso, la Fabel. In "Sapori veri" oggi lavorano 160 persone e fatturiamo 24 milioni di euro l’anno».
Lei possiede anche una televisione, diciamo che è il “Berlusconi d’Abruzzo”.
«Sì, ho due canali tv: Shopping Time e Abruzzo Sport, che vorrei far diventare una piccola all news d'Abruzzo, come fa Sky Sport. Mi diceva di Berlusconi? No, non sono come lui. Di Berlusconi come imprenditore non posso dire nulla, parla la storia, ma non mi è piaciuto come politico, nonostante una volta l’abbia anche votato».
La classe politica ha aiutato il Teramo?
«No, non mi ha mai aiutato e con la promozione ho visto tanti politici salire sul carro del vincitore, ma non fa niente».
Di entrare in politica non ci ha mai pensato?
«No e non ci penso minimamente, ma sono certo che riscuoterei successo anche in quel campo. Ora la politica si fa solo nel Palazzo e non tra la gente. Io farei il contrario, prendendo valanghe di consensi».
Le piace il governo Renzi?
«Non mi identifico nel centrosinistra, ma per certe cose dico che Renzi sta facendo bene, ma deve essere più determinato nelle cose che fa. Mi piace Salvini, ma deve passare dalle parole ai fatti. Anche se sono dell'avviso che per rimettere in piedi questo Paese occorre una specie si semi-dittatura per i prossimi 5 anni».
Come vede l’Italia tra 10 anni?
«Male, purtroppo. I giovani hanno smesso di sognare, hanno paura di buttarsi e di scommettere su se stessi. Ma purtroppo anche lo Stato non aiuta i ragazzi».
Quanto è importante la fede nella vita di Campitelli?
«Tanto. Sono credente, ma poco praticante. Sono devoto a Padre Pio. Sono stato nel santuario di San Giovanni Rotondo, un’esperienza unica, ho provato delle emozioni indescrivibili».
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