Teramo, la stagione al Bonolis è salva

Accordo tra il presidente Campitelli e Cantagalli sull’utilizzo dell’impianto, ma la gestione condivisa è un miraggio
TERAMO. La stagione del Teramo calcio al “Bonolis” è salva, ma non di più. Resta limitata al prossimo campionato di serie C, che vedrà l’esordio casalingo dei biancorossi tra una settimana, l’intesa tra il presidente della società Luciano Campitelli e l’imprenditore Sabatino Cantagalli, che gestisce l’impianto di Piano d’Accio di proprietà comunale. La gestione condivisa, che i due avevano prospettato a luglio nel corso di un incontro con il sindaco Gianguido D’Alberto, non ci sarà. Né tantomeno si è concretizzato l’accordo pluriennale che Campitelli ha prospettato nei giorni scorsi come soluzione alternativa all’utilizzo limitato a una sola stagione del “Bonolis”. Poco prima dell’ora di pranzo di ieri l’intesa, di fronte al primo cittadino, si è fermata al livello minimo: quello che eviterà l’esilio del Teramo all’Aquila, com’era stato prospettato dal presidente nel momento peggiore della trattativa. I tifosi potranno seguire la squadra nelle partite casalinghe dagli spalti dell’impianto di Piano d’Accio, risparmiando i soldi di carburante e dell’esoso pedaggio autostradale per raggiungere il capoluogo di Regione. Meglio di niente, ma siamo ben lontani dal lieto fine che si era affacciato all’orizzonte non più tardi di un paio di mesi fa. Le reazioni dei diretti interessati, tra l’altro, confermano che c’è poco da stare allegri. Campitelli non parla della minima intesa raggiunta, limitandosi a evidenziare che la tifoseria sarà soddisfatta di poter assistere alle partite al “Bonolis”, e Cantagalli addirittura nega di essere stato fisicamente presente alla riunione con il sindaco che definire risolutiva è troppo.
L’accordo, già ridotto ai minimi termini, sarebbe stato per di più definito in contumacia di una delle parti. Nonostante il bicchiere resti per la maggior parte vuoto il sindaco ha il dovere dell’ottimismo. «É stato fatto comunque un passo in avanti», sottolinea D’Alberto, «in una situazione oggettivamente non semplice». In ballo ci sono come sempre i soldi sotto forma di costi e ricavi derivanti dall’utilizzo di uno stadio concepito una ventina d’anni fa coltivando sogni di gloria calcistica e prospettive per eventi extra sportivi che finora non si sono concretizzati. I termini economici dell’intesa ristretta, tra l’altro, devono ancora essere definiti nei dettagli, ma il sindaco si dice sicuro che «prevarrà il senso di responsabilità». Il problema di trovare un assetto definitivo, però, resta aperto. «La soluzione si può trovare ragionando in termini di sviluppo delle potenzialità dell’impianto», conclude D’Alberto «anche per eventi non sportivi».
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