Tortoreto, perseguitata dal vicino di casa cambia città e lavoro per paura
Per oltre un anno sarebbe stata perseguitata dal vicino di caso che l’avrebbe seguita con la macchina, avrebbe cercato di entrare nella sua abitazione, l’avrebbe insultata e minacciata con frasi del...
Per oltre un anno sarebbe stata perseguitata dal vicino di caso che l’avrebbe seguita con la macchina, avrebbe cercato di entrare nella sua abitazione, l’avrebbe insultata e minacciata con frasi del tipo: «Stai attenta che ti faccio a pezzi e ti rispedisco in un pazzo nel tuo paese».
Èun’ altra storia di stalking quella che approda in un’aula di tribunale con la vittima che racconta di essere stata costretta a cambiare città per non vivere nel terrore di incontrare quel vicino che avrebbe iniziato a perseguitarla dopo una denuncia per minacce fatta da un altro familiare e che le avrebbe reso la vita un inferno.
La donna, che ieri mattina è stata sentita come parte lesa davanti al giudice onorario di tribunale Carla Fazzini, nel processo si è costituita parte civile. I fatti, secondo l’accusa, si sarebbero verificati tra il 2014 e il 2015 a Tortoreto e sono arrivati in tribunale dopo una imputazione coatta. Dopo la denuncia della donna, infatti, la Procura aveva chiesto l’archiviazione ma il gip ha respinto disponendo l’imputazione coatta.
Secondo l’accusa della Procura l’uomo nel tempo avrebbe minacciato e molestato la donna «così da ingenerare», si legge nel decreto di citazione diretta a giudizio, «un fondato timore per l’incolumità propria e dei propri familiari, costringendo la persona offesa ad alterare le proprie abitudini di vita installando un sistema di allarme nella propria abitazione, frequentando corsi di formazione fuori provincia per trovare un impiego lontano dal luogo di residenza».
In particolare, nel corso della sua deposizione, la donna ha raccontato di essere seguita dall’uomo anche quando si trovava in compagnia del figlio piccolo che era rimasto particolarmente colpito dagli insulti che l’altro aveva rivolto a lei in strada.
Èun’ altra storia di stalking quella che approda in un’aula di tribunale con la vittima che racconta di essere stata costretta a cambiare città per non vivere nel terrore di incontrare quel vicino che avrebbe iniziato a perseguitarla dopo una denuncia per minacce fatta da un altro familiare e che le avrebbe reso la vita un inferno.
La donna, che ieri mattina è stata sentita come parte lesa davanti al giudice onorario di tribunale Carla Fazzini, nel processo si è costituita parte civile. I fatti, secondo l’accusa, si sarebbero verificati tra il 2014 e il 2015 a Tortoreto e sono arrivati in tribunale dopo una imputazione coatta. Dopo la denuncia della donna, infatti, la Procura aveva chiesto l’archiviazione ma il gip ha respinto disponendo l’imputazione coatta.
Secondo l’accusa della Procura l’uomo nel tempo avrebbe minacciato e molestato la donna «così da ingenerare», si legge nel decreto di citazione diretta a giudizio, «un fondato timore per l’incolumità propria e dei propri familiari, costringendo la persona offesa ad alterare le proprie abitudini di vita installando un sistema di allarme nella propria abitazione, frequentando corsi di formazione fuori provincia per trovare un impiego lontano dal luogo di residenza».
In particolare, nel corso della sua deposizione, la donna ha raccontato di essere seguita dall’uomo anche quando si trovava in compagnia del figlio piccolo che era rimasto particolarmente colpito dagli insulti che l’altro aveva rivolto a lei in strada.

