Traffico di rifiuti, il pm chiede 24 anni

30 Ottobre 2018

Nel processo sono imputati in cinque, tra cui un imprenditore, finiti sotto accusa per gli olii esausti

TERAMO. È una pena complessiva a 24 anni di carcere (quattro anni ciascuno) quella che il pm d’udienza Stefano Giovagnoni ha chiesto nella sua requisitoria a chiusura di istruttoria del processo su un presunto giro di traffico di rifiuti, furti e truffe con gli olii esausti con cinque persone sotto accusa.
Gli imputati, che nel maggio 2014 finirono agli arresti domiciliari perchè accusati di associazione a delinquere, furti e truffa nell'ambito di un'inchiesta della procura distrettuale (titolare delle indagini il pm David Mancini), sono Carlo Benincaso, di origine campana ma residente a Giulianova, all'epoca dei fatti titolare dell'azienda Adriatica Ambiente, la moglie Anna Milone, collaboratrice dell'azienda, e i dipendenti Luca Ansidei, di Giulianova, Franco Costanzo, di Notaresco, Massimo Aquilano, di Ortona. I cinque sono assistiti dagli avvocati Alessandro Angelozzi, Gianluca Carradori e Giovanni Macè. Dopo la requisitoria e le arringhe di ieri, l’udienza è stata aggiornata a dicembre per l’ultima arringa e la sentenza del giudice Flavio Conciatori.
L'attività investigativa dei carabinieri del Noe era iniziata nel giugno 2011 dopo una serie di segnalazioni di aziende concorrenti alla Adriatica Ambiente, due delle Marche, una di Teramo e una dell'Aquila, ma anche dopo una serie di denunce di ristoratori che segnalavano effrazioni e furti di olio usato da smaltire, sia in Abruzzo che nelle Marche. Tra i reati contestati, l'associazione per delinquere per commettere una serie di reati in materia di rifiuti e contro il patrimonio ai danni di aziende concorrenti, ma anche la truffa, il furto e il traffico illecito di rifiuti. Secondo l'accusa gli imputati si sarebbero spinti fino a rubare l'olio dalle campane per la raccolta. E anche ad andare dai ristoratori, che avevano convenzioni per lo smaltimento con altre ditte, e a ritirare l'olio facendo credere loro di essere operatori della concorrenza. L'accusa aveva stimato che l'attività avesse causato alle ditte che ricevevano una concorrenza sleale una perdita economica annuale di almeno 200mila euro in termini di minori quantità di rifiuto raccolto.(d.p.)
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