Tribunale, il presidente Calvaresi: «È già tanto se non sprofondiamo»

Carenza di personale e arretrato tengono la scena nel giorno in cui prendono servizio cinque togati Mille giorni per definire un procedimento civile, ma la produttività dei magistrati resta la più alta
TERAMO. L’immagine di cinque giovani magistrati che si insediano in un tribunale fa ben sperare per il presente di uno Stato di diritto, soprattutto in un Paese in cui la giustizia continua a essere terreno quotidiano di scontro politico e con l’Europa che non perde occasione di richiamare sui tempi lunghi dei procedimenti penali e civili. Ancor di più se quel tribunale è il palazzo di giustizia teramano con il suo pesante carico di arretrato che gli ha cucito addosso la maglia nera del distretto giudiziario.
E le parole del presidente Carlo Calvaresi, da sempre in prima linea nel denunciare la grave carenza di personale alla base dell’arretrato, risuonano chiare e nette nell’aula di Corte d’assise dove si svolge la cerimonia di immissione in possesso dei nuovi giudici. «Qui si lavora di continuo per costruire percorsi per eliminare gli arretrati e anche nell’anno appena trascorso abbiamo lavorato con sei giudici in meno», dice Calvaresi, «è già tanto che si è rimasti sulla linea di galleggiamento e non si è sprofondati. Questo è un tribunale con criticità, ma certamente non vuole andare a picco». E questo i numeri lo dicono perché basti pensare che a fronte del carico di arretrato la produttività dei singoli magistrati in servizio nel palazzo di giustizia teramano (sia inquirenti sia giudicanti) è la più elevata di tutto il distretto. I cinque nuovi giudici, che sostituiscono magistrati andati via e quindi colmano vuoti e non ampliano i numeri previsti dalla pianta organica, saranno assegnati due al penale e tre al civile. Sono Mot, ovvero i magistrati ordinari in tirocinio al loro primo incarico.
Si tratta di Marco D’Antoni, Luca Bordin, Daniela D’Adamo, Martina Pollera e Lorenza Pedullà. Hanno un’età compresa tra 30 e 34 anni, sono nati nel Lazio e in Puglia. Pedullà è abruzzese, nata a Lanciano. In loro Calvaresi, che annuncia nuove misure per la ripartizione dell’arretrato, ripone «grande speranza e fiducia». «So che sarete tutti all’altezza del compito», dice, «lo siete già. Vi siete premurati di vedere le tabelle, avete una mentalità moderna, sapete già come muovervi e questo fa sicuramente ben sperare». Ai nuovi giudici anche gli auguri del procuratore Ettore Picardi: «La responsabilità non è un peso ma una spinta».
Nel palazzo di giustizia teramano pendono ancora i due terzi dell’arretrato dell’intero distretto e vi è il maggior tasso di turn over di magistrati in uscita. Così se prima bisogna smaltire l’arretrato è evidente che per le nuove iscrizioni il tempo slitta. Ma non basta: a Teramo i tempi di definizione di un procedimento civile sono di mille giorni, il numero più alto rispetto a quelli degli altri tribunali abruzzesi (a Pescara e Chieti ne servono poco più di 300), un magistrato ha il 17% di carico di lavoro in più rispetto ai colleghi di altri tribunali e un dipendente amministrativo il 38%. Numeri quelli dell’arretrato che, con un Pnrr che premia chi è al passo con i tempi della giustizia europea, indicano per Teramo una strada tutta in salita.
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