Troppi fallimenti in provincia Sottanelli propone un piano

26 Gennaio 2016

TERAMO. I dati del Cresa sui fallimenti in provincia di Teramo, che rappresentato il 55% di tutti quelli d’Abruzzo hanno suscitato – oltre ai commenti preoccupati ma non stupiti delle associazioni...

TERAMO. I dati del Cresa sui fallimenti in provincia di Teramo, che rappresentato il 55% di tutti quelli d’Abruzzo hanno suscitato – oltre ai commenti preoccupati ma non stupiti delle associazioni datoriali – l’intervento dell’onorevole di Scelta civica Giulio Cesare Sottanelli. Il quale fa anche delle proposte. «I dati ci mostrano in tutta la sua asprezza la realtà dei fatti: la crisi del territorio teramano è la più grave di tutta la nostra regione e necessita di interventi straordinari perché non è una semplice crisi congiunturale, è una crisi straordinaria e senza precedenti. Quello che sta accadendo non è causato solo dall'impatto della crisi globale e nazionale, qui la crisi ha ragioni più profonde».

Sottanelli parla del tessuto imprenditorial, fiorente negli Anni Novanta, ma poi travolto dalla crisi e dall'avanzata di nuovi mercati senza che emergesse un nuovo modello produttivo. E poi la crisi del sistema bancario in Abruzzo e in particolare in provincia di Teramo. «Le vicende che hanno riguardato negli ultimi anni la principale banca del nostro territorio hanno inciso non poco sulla vita e sulla sopravvivenza di tante imprese della nostra provincia che hanno risentito di certo di questa instabilità e della difficoltà crescenti di accesso al credito. A questo si aggiunge il fatto che alcuni settori che potevano definirci non sono riusciti ad esprimere il loro potenziale, come quello del carbonio o quello turistico. Insomma, la nostra provincia sta vivendo una crisi profonda della propria identità economica e industriale, bisogna dare una nuova vita all'economia teramana e alle sue aree produttive».

Sottanelli pensa a un «progetto di rilancio, riconversione e riqualificazione industriale dell'intera area di crisi teramana finanziato attraverso il ministero dello Sviluppo con lo strumento della legge 181/89 che prevede incentivi per il rilancio delle aree colpite da crisi industriale e di settore e che finanzia iniziative imprenditoriali per rivitalizzare il sistema economico locale e creare nuova occupazione, attraverso progetti di ampliamento, ristrutturazione e delocalizzazione. Questi incentivi si applicano alle aree di crisi industriale complessa, com'è in provincia di Teramo e sono stati di recente riattivati con la pubblicazione del decreto del Mise del 9 giugno 2015, con alcune novità come il fatto che sono finanziabili anche i programmi di investimento per la tutela ambientale, il turismo e i progetti di innovazione organizzativa. Gli incentivi si applicano in aree di crisi industriale con diverse modalità: il ministero pubblica un avviso per fissare tempi e modalità di presentazione delle domande, ne stanno usufruendo di questi incentivi l'area di Rieti e Piombino e a breve saranno disponibili anche per Trieste e Livorno. Gli investimenti devono prevedere spese per almeno 1,5 milioni e le agevolazioni finanziarie possono coprire fino al 75% dell'investimento ammissibile con contributo a fondo perduto in conto impianti, contributo a fondo perduto alla spesa e finanziamento agevolato. A breve un altro decreto del ministero individuerà anche le aree di crisi industriale non complessa e fisserà anche per queste i termini di presentazione delle domande. Credo che sia un'ottima opportunità per il nostro territorio, altre aree industriali simili alla nostra lo stanno già facendo con lo stanziamento di somme ingenti (per Rieti e Piombino solo il Mise ha stanziato 30 milioni, 10 a Rieti e 20 a Piombino) e invito il governatore Luciano D'Alfonso, l'assessore regionale Giovanni Lolli e il presidente della Provincia Renzo Di Sabatino a prendere in considerazione l’ipotesi. Io sono a disposizione per quanto nelle mie possibilità per facilitare la nascita del progetto di rilancio».

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