Truffa del sisma a Canzano Il pm chiede 5 condanne
Undici imputati tra imprenditori, direttori dei lavori e professionisti L’accusa: lesioni vere nelle case ma lavori gonfiati per ottenere più soldi
TERAMO. Le condanne chieste dal pm scandiscono l’ennesimo processo per una presunta truffa del terremoto.
Perchè mentre la ricostruzione non decolla e a dieci mesi dalle scosse di gennaio sono ancora migliaia le persone fuori casa nel Teramano, nelle aule di giustizia la cronaca è ferma al sisma del 2009. In questo caso si tratta del caso di Canzano, comune fuori cratere.
Undici gli imputati accusati, a vario titolo, di truffa e tentata truffa e falso. Sono tutti legali rappresentanti, amministratori, direttori dei lavori e procuratori di società appaltatrici o sub appaltatrici. Per cinque di loro il pm Stefano Giovagnoni ha chiesto condanne complessive a 7 anni e 8 mesi per le ipotesi di tentata truffa e falso, mentre per gli altri sei ha chiesto l’assoluzione per non aver commesso il fatto o perchè il fatto non sussiste. Prossima udienza l’8 novembre (davanti al giudice monocratico Franco Tetto) con le arringhe dei difensori.
Secondo la ricostruzione fatta dalla Procura le lesioni da terremoto nelle abitazioni di Canzano erano vere. Ma non vera, sempre secondo l’accusa della Procura, sarebbe stata la certificazione prodotta dalle imprese che hanno effettuato i lavori di ristrutturazione. Nel cosiddetto computo metrico estimativo – il documento attraverso la cui compilazione si perviene a definire il costo di costruzione di un'opera edilizia – le imprese sotto accusa (sempre per la Procura) avrebbero dichiarato una quantità di lavoro gonfiata, mentre in realtà le opere effettivamente realizzate sarebbero state meno e così i soldi che gli appaltatori avrebbero dovuto incassare dallo Stato.
Gli imputati, nelle loro diverse posizioni, a vario titolo devono rispondere di truffa, tentata truffa e falso. Si tratta di Rossella Marini, amministratore di una società, per la quale la Procura ha chiesto l’assoluzione; Alfredo Bizzarri, procuratore di un’azienda, per il quale è stata chiesta l’assoluzione; Diego Zinnarello, titolare di una ditta esecutrice dei lavori, per il quale è stata chiesta la condanna ad 1 anno e 4 mesi ma solo per un capo di imputazione (per gli altri capi è stata chiesta l’assoluzione); Fabio Fabbri in qualità sia di direttore di alcuni lavori sia come professionista che aveva redatto molte delle perizie asseverate, per il quale è stata chiesta la condanna a 2 anni ma solo per 4 capi di imputazione su 8 (per gli altri è stata chiesta l’assoluzione); Daut Tafa, titolare di una ditta, per cui è stata chiesta l’assoluzione; Rosita Estela Di Donato, amministratrice di una ditta, per la quale è stata chiesta la condanna ad 1 anno e 4 mesi per un capo di imputazione (assoluzione per l’altro); Mauro Marani, professionista che aveva redatto alcune perizie asseverate, per il quale è stata chiesta la condanna a 2 anni; Giorgio Di Domenico, Piergiorgio Di Carlo, professionisti, e Giovanni Di Teodoro, imprenditore, per i quali è stata chiesta l’assoluzione e Gabriele Suffiaturo, professionista che aveva redatto delle perizie asseverate, per il quale è stata chiesta la condanna ad 1 anno e 2 mesi.
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