Truffa del terremoto a Canzano, il processo riparte da una perizia

18 Maggio 2018

La decisione presa dopo la riqualificazione del reato Per sei degli 11 imputati è stata già chiesta l’assoluzione

TERAMO. La presunta truffa del terremoto 2009 a Canzano, a quasi dieci anni dai fatti, resta ancora in un’aula di tribunale. Perchè dopo la riqualificazione giuridica dei reati contestati agli 11 imputati, nell’udienza di ieri il nuovo collegio dei giudici (presidente Flavio Conciatori, a latere Lorenzo Prudenzano e Enrico Pompei) ha disposto una perizia tecnica. Che riguarderà solo gli imputati per cui è stata chiesta la condanna.
Nel novembre scorso, nel giorno in cui era attesa la sentenza e quindi dopo le richieste fatte dalla pubblica accusa, il giudice monocratico Franco Tetto (davanti a cui si era svolto il procedimento) aveva emesso un’ordinanza che aveva riqualificato i reati contestati di tentata truffa, truffa e falso in quello di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato rinviando così il procedimento a carico gli 11 imputati davanti al tribunale collegiale. Gli imputati sono tutti legali rappresentanti, amministratori, direttori dei lavori e procuratori di società appaltatrici o sub appaltatrici.
Secondo la ricostruzione fatta dalla Procura le lesioni da terremoto nelle abitazioni di Canzano erano vere. Ma non vera, sempre secondo l’accusa della Procura, sarebbe stata la certificazione prodotta dalle imprese che hanno effettuato i lavori di ristrutturazione. Nel cosiddetto computo metrico estimativo – il documento attraverso la cui compilazione si perviene a definire il costo di costruzione di un'opera edilizia – le imprese sotto accusa (sempre per la Procura) avrebbero dichiarato una quantità di lavoro gonfiata, mentre in realtà le opere effettivamente realizzate sarebbero state meno e così i soldi che gli appaltatori avrebbero dovuto incassare dallo Stato.
Per cinque di loro il pm Stefano Giovagnoni, titolare del fascicolo, nella udienza davanti a Tetto ha chiesto condanne complessive a 7 anni e 8 mesi per le ipotesi di tentata truffa e falso, mentre per gli altri sei ha chiesto l’assoluzione per non aver commesso il fatto o perchè il fatto non sussiste.
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