Tunisino ucciso nel blitz antidroga Indagati entrambi i carabinieri

ALBA ADRIATICA. Non solo un carabiniere indagato ma due, non più eccesso colposo di legittima difesa ma per entrambi l’accusa di omicidio preterintenzionale: cambia decisamente la ricostruzione della...
ALBA ADRIATICA. Non solo un carabiniere indagato ma due, non più eccesso colposo di legittima difesa ma per entrambi l’accusa di omicidio preterintenzionale: cambia decisamente la ricostruzione della sparatoria di Alba Adriatica, quella in cui il 18 dicembre il tunisino Akim Hadyl è stato ucciso da un colpo di pistola esploso da un militare durante un’operazione antidroga in un appartamento.
Il pm Davide Rosati in questa fase di indagini preliminari contesta il reato di omicidio preterintenzionale sia al brigadiere che ha sparato sia, in concorso, all’appuntato che in quel momento era con lui. Secondo la tesi accusatoria al momento del fatto non ci sarebbe stata una situazione di pericolo. Il che potrebbe significare, ma siamo ancora nel campo delle ipotesi visto che le indagini non sono ancora chiuse, che al momento la vittima non fosse armata. Ovvero il coltello, successivamente trovato in casa, al momento dell’irruzione non sarebbe stato nelle sue mani. Ma sarà la perizia balistica a fare ulteriore chiarezza sul perchè dell’accusa contestata ai due militari (entrambi difesi dall’avvocato Gabriele Rapali) : il 3 aprile la procura affiderà l’incarico al consulente Paride Minervini, lo stesso del caso del tifoso Gabriele Sandri per la cui morte un poliziotto è stato condannato a 9 anni. E nei prossimi giorni sarà ascoltato anche il fratello della vittima, presente al momento del fatto e in fuga dopo essersi disfatto di 150 grammi di eroina. L’uomo, arrestato nei giorni scorsi a Napoli, verrà sentito nell’ambito di un incidente probatorio. La tragedia si consumò all'interno di un palazzone sul lungomare Marconi. A fare irruzione nell’alloggio due militari in borghese, così come in tutte le operazioni di questo tipo, con una pattuglia del nucleo radiomobile in appoggio all’esterno e pronta ad intervenire per ogni evenienza. Quando i militari bussarono alla porta di certo non si aspettavano la reazione dei due stranieri che si trovavano all’interno. Da una prima ricostruzione il tunisino alla vista dei militari avrebbe cercato di spingerli indietro maneggiando un grosso coltello da cucina. E solo a quel punto dalla pistola del brigadiere sarebbe partito il colpo mortale. Un colpo sparato dall'alto verso il basso, con l'obiettivo di spaventare l’uomo, e che dopo aver attraversato la porta lo avrebbe raggiunto alla coscia centrando l'arteria femorale.(d.p.)
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