Turismo in mare aperto, riparte il progetto “L’isola che non c’è”

7 Aprile 2021

Il promotore Di Filippo chiede a Comuni e Province abruzzesi di proporlo per i finanziamenti europei L’obiettivo è realizzare al largo di Giulianova una struttura che favorisca le attività subacquee

GIULIANOVA. Riprende quota l’idea di realizzare “L’isola che non c’è”, vecchio progetto che prevede la costruzione al largo di Giulianova di una struttura che permetta il turismo in mare aperto e in particolare favorisca le attività subacquee. Il progetto venne avviato nel 2002 con concessione regionale e l’istruttore subacqueo Giuseppe Di Filippo, per tutti Peppino, lo ha avuto sempre tra i suoi sogni. Non poteva essere diversamente per chi è vissuto sempre tra immersioni ed altre attività subacquee creando anche l’associazione “Up and down”, una delle poche realtà che pratica sport marino in Italia e all’estero durante tutto l’anno.
Il progetto ha avuto un ritorno di fiamma attraverso il presidente della Regione Marco Marsilio, che ha incaricato ufficialmente l’Anci Abruzzo e l’Upi (Unione Province d’Italia) di ricercare progetti validi da finanziare attraverso i fondi del “Next Generation Eu”. Sottolinea Di Filippo: «Ho contattato ufficialmente il presidente abruzzese dell’Anci, l’attuale sindaco di Teramo, e la segreteria dell’Upi; sono ancora in attesa di riscontro, positivo o negativo che sia». La volontà di realizzare “L’isola che non c’è” fu abbandonata a seguito del terribile terremoto dell’Aquila, una devastazione simile all’emergenza sanitaria in atto. Ma la speranza non è stata mai cancellata ed è stato il Recovery fund a far riemergere la voglia di Di Filippo.
“L’isola che non c’è”, sin dalla prima concessione demaniale avuta, pari a 31.551 metri quadrati di specchio acqueo, verrebbe ubicata a otto miglia dalla costa dove la profondità del mare raggiunge i 42 metri. Proprio dal fondo partirebbe la struttura metallica che fungerebbe da supporto all’isola artificiale fuori acqua. Di Filippo ne parla in maniera entusiasta: «È evidente la validità del progetto che include tutti i parametri richiesti dall’Europa: valenza ambientale, energetica, turistica, sportiva e scientifica». Per diversi anni la concessione è stata utilizzata, grazie a una grossa boa metallica galleggiante, come stazione per il rilevamento delle condizioni del mare. Un ondametro, gestito dallo stesso Di Filippo, che registrava l’altezza delle onde, il moto ondoso e la direzione e intensità della corrente con informazioni quotidiane inviate alla Regione.
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