«Tutto il paese mi è stato vicino nel dolore»

Seduta del consiglio comunale dedicata a Cavatassi, l’imprenditore che ha rischiato la pena di morte in Thailandia
TORTORETO. Il consiglio comunale di Tortoreto riabbraccia Denis Cavatassi e condanna la pena di morte nel mondo. Quella di ieri sera è stata un’assise civica commossa, che ha trattato temi ben più importanti e vasti della politica locale a cui è abituata. Un solo punto all’ordine del giorno, dedicato al concittadino tornato due settimane fa nella sua casa di Tortoreto, dopo anni da incubo a migliaia di chilometri di distanza, in un carcere di massima sicurezza in Thailandia con una condanna a morte e l’accusa di essere il mandante di un omicidio.
L’ospite tanto atteso era soprattutto lui, Denis: «Sono stato fortunato a nascere in un paese come Tortoreto e in Italia: un ambiente rurale, bellissimo e ancora legato a valori solidi e importanti come la solidarietà e il senso di comunità. Nessun altro prigioniero intorno a me ha potuto godere del calore e dell’appoggio che ho avuto io, nello squallore e nella solitudine di quella situazione difficile, in cui i prigionieri vengono dimenticati. Non so se senza la pressione proveniente dall’Italia sarebbe stata riconosciuta la mia innocenza in Thailandia. So solo che per la prima volta, dopo due gradi di giudizio, la Corte Suprema ha finalmente applicato le leggi, dando la possibilità di difendermi e riconoscendo poi la mia innocenza. Grazie a tutti per avermi sostenuto». Poi l’emozione, un attimo prima di ricominciare: «Ho vissuto un processo e una detenzione disumani. Spero parta un percorso di rivalutazione della giustizia, in Thailandia e non solo. E spero che finisca la pratica della condanna a morte, che è ancora comune in tanti Paesi asiatici e occidentali: è l’umanità che ammazza se stessa e ne è colpevole tutta la società che la permette, compresi cittadini. Come per la guerra».
Il tema è stato toccato anche dalle forze politiche tortoretane, compreso il sindaco Domenico Piccioni che ha riaccolto Denis a nome della città: «E’ inammissibile quello che ha vissuto il nostro concittadino e che altri sono costretti a vivere, così come è inaccettabile la pena di morte. A lui però diciamo grazie, perché ha fornito un esempio importante, soprattutto alle nuove generazioni, con la forza e il coraggio con cui ha affrontato le ingiustizie che stava subendo, senza fuggire via quando poteva. Ha anche risvegliato in noi un senso di comunità e la voglia di lottare uniti per cose importanti. Un grazie anche alla famiglia che con dignità, nonostante il dolore, ha lottato e consentito la creazione della preziosa rete di persone che ha potuto fare la sua parte al fianco di Denis: le istituzioni italiane, i legali, i tanti che hanno offerto il proprio contributo e anche la comunità tortoretana che si è impegnata con determinazione». Presente anche il deputato Antonio Zennaro, che ha aggiunto: «La storia di Denis ha toccato la sensibilità di tante persone in Italia: diamo per scontati diritti umani che non lo sono. La sua storia deve essere raccontata».
Durante il consiglio hanno preso parola anche il padre Gianni e i fratelli Adriano e Romina Cavatassi, che sono tornati a ringraziare i tortoretani «per aver offerto solidarietà incondizionata fin dall’inizio», poi aggiungendo: «Non è stato sempre facile rompere il pregiudizio nei confronti di Denis, anche a livello istituzionale, e poi capire come muoversi. Per questo, mettiamo a disposizione la nostra esperienza nei confronti di chiunque possa trovarsi in futuro nella stessa condizione».
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