Un anno e mezzo ai tre rom per il pugno all’amico di Fadani

La condanna inflitta è in continuazione con quella a dieci anni per l’omicidio dell’imprenditore Uno solo del terzetto colpì Guercioni, ma il giudice ha ritenuto collettiva l’azione delittuosa
ALBA ADRIATICA. Un anno e mezzo in più di carcere a ciascuno dei tre rom che nel novembre del 2009 aggredirono in strada l’imprenditore albense Emanuele Fadani, che venne colpito con un pugno da uno di loro e morì. Per quell’omicidio preterintenzionale i tre stanno scontando condanne a dieci anni di reclusione. Il cosiddetto processo Fadani bis si è concluso ieri e il giudice del tribunale di Teramo Flavio Conciatori ha condannato Elvis e Danilo Levakovic e Sante Spinelli per le lesioni gravi inflitte all’amico di Fadani che era con lui quella tragica sera, Graziano Guercioni. Quest’ultimo, a quanto risulta dalla ricostruzione degli inquirenti, fu il primo ad essere preso a pugni dopo una discussione nata fuori da un locale per futili motivi.
Così come nel caso di Fadani, a colpire Guercioni fu uno solo del terzetto dei rom. Probabilmente Danilo, che si autoaccusò del fatto. Ma per il tribunale l’azione delittuosa è stata collettiva, e in questa valutazione non possono aver pesato i pronunciamenti della Corte d’appello e della Cassazione sull’omicidio Fadani. «La caratteristica che mette insieme il concorso morale dei tre», hanno scritto nelle motivazioni i magistrati di secondo grado dell'Aquila, «oltre al colpo sferrato da uno solo è l'agire congiunto». E questo agire congiunto è stato uno dei capisaldi dell'inchiesta della Procura. Tesi accusatoria smentita dal giudizio di primo grado (i tre vennero assolti), invece confermata in appello e sigillata dalla Suprema corte, che ha reso definitive le condanne. La pena inflitta ieri al terzetto è in continuazione con la precedente condanna e il giudice Conciatori ha disposto per i tre rom anche il risarcimento del danno da quantificarsi in separata sede, con una provvisionale di diecimila euro in favore della parte civile. Guercioni si era infatti costituito parte civile, assistito dall'avvocato Alessia Moscardelli. Quest’ultima commenta: «Si chiude un cerchio, il tribunale ha detto che per regolare le questioni le mani non si usano nel solco dei pronunciamenti sull'omicidio Fadani. La risposta della giustizia è la giusta stigmatizzazione di un comportamento che non può non essere penalmente rilevante».(d.v.)
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