Un’opera di Esposito sul soffitto dell’aula magna

11 Dicembre 2014

TERAMO. L’arte contemporanea entra nell’aula magna dell’università di Teramo, precisamente sul soffitto, con l’opera permanente del maestro Diego Esposito. La presentazione di “Scale di colore,...

TERAMO. L’arte contemporanea entra nell’aula magna dell’università di Teramo, precisamente sul soffitto, con l’opera permanente del maestro Diego Esposito. La presentazione di “Scale di colore, suono del tempo” è avvenuta ieri a Giurisprudenza, alla presenza dell’artista di origini teramane, ribattezzato scherzosamente “Diego da Teramo” da Bruno Corà, presidente della Fondazione Burri. «Diego Esposito lavora nella produzione di uno spazio armonico, una dimensione psichica e mentale, non solo fisica», ha spiegato il presidente, aggiungendo: «Teramo è stata una piccola capitale e lo è ancora. Exempla, la mostra d’arte contemporanea voluta dall’ex sindaco Sperandio, ha richiamato tutta la stampa nazionale». Realizzata sul soffitto dell’aula magna, l’opera permanente non può essere mai vista per intero con le sue 8 fasce trasversali. Le prime 4, visibili dalla parte del pubblico, recano al centro nomi di artisti legati al territorio teramano: «Luca d’Atri, Andrea De Litio, Jacobello da Fiore, autore del polittico del duomo, e Zachara da Teramo», ha spiegato Raffaella Morselli, delegato alla cultura, «i primi tre sono artisti che hanno influenzato l’opera di Esposito, sono stati le sue stelle polari». La scelta dell’ultimo nome, il compositore e cantore trecentesco Zachara da Teramo, che campeggia su una fascia traversale tra le quartine della sua ballata amorosa “Ferito già d’un amoroso dardo”, è stata suggerita da Paola Besutti, docente di linguaggi artistici e musicali: «Le sue composizioni sono contenute nei codici più noti d’Italia. Nel 1390 lo troviamo a Roma in qualità di rappresentante papale, quando era già un miniaturista famosissimo. Fu un’icona di Teramo nel mondo». Le ultime 4 fasce dell’opera, visibili dalla parte opposta, raffigurano 5 linee, prima continue e poi frammentate, che rappresentano il pentagramma, sopra le quali si trovano 7 quadrati di vari colori che ruotano nello spazio. «L’altro verso dell’opera è un richiamo al medioevo, ma anche all’Oriente con la sua prospettiva rovesciata», ha concluso Aldo Iori, docente dell'Accademia di Belle arti di Perugia, «“Scale di colore, suono del tempo” si pone all’interno di una concezione basata sui rapporti con la musica. È un’opera creata sulla relazione spazio-tempo».

Chiara Di Giovannantonio

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