Un piano per far rivivere il borgo di Valle Piola

Nessuna offerta è arrivata per gli edifici privati in vendita in blocco a 550mila euro Il sindaco: «Cerchiamo risorse per sistemare e valorizzare le strutture comunali»
TORRICELLA SICURA. Da quarant’anni il silenzio e l’abbandono governano i suoi vicoli, dove affacciano i “gafii”, i balconi di epoca longobarda che spiccano dagli edifici in pietra che resistono alle intemperie e allo scorrere incessante del tempo. Da Valle Piola, un borgo fantasma a 1100 metri di altezza nel comune di Torricella, immerso nei monti della Laga, dal quale si scorge il Gran Sasso, la Maiella e anche il mare, il Comune vuole lanciare una sfida allo spopolamento delle zone interne.
Dall’emblema del flusso migratorio che negli ultimi decenni ha portato l’entroterra sempre più a perdere residenti, per la mancanza di servizi prima e per gli eventi sismici poi, parte il progetto di riqualificazione di tre edifici di proprietà comunale che l’amministrazione intende portare avanti come traino per invogliare l’acquisto degli immobili da parte dei privati. A nulla è valso l’appello dei proprietari dei quindici immobili presenti che nel 2011 hanno messo in vendita gli edifici con 6 ettari di terreno a 550mila euro. Una notizia che ha travalicato i confini nazionali approdando persino sul quotidiano inglese Daily Telegraph, generando tanta curiosità ma nessun interesse reale.
«Stiamo cercando risorse per ristrutturare i nostri edifici e valorizzare questi tesori abbandonati», ha spiegato il sindaco di Torricella Daniele Palumbi, «crediamo che con la pandemia ci possa essere un rilancio e ritorno nelle zone interne e ci stiamo impegnando per incentivarlo. Oltre alla riqualificazione del rifugio del Pastore a Valle Piola, affidato alla Pro loco, abbiamo ristrutturato anche quello di Fratta Montanara e con i percorsi di mountain bike realizzati da Gianni Favoni c’è sempre molto movimento». Tanta storia è passata da Valle Piola: si narra che Re Manfredi di Sicilia vi abbia fatto sosta, che il filosofo, economista e politico Melchiorre Delfico vi abbia trovato rifugio in una grotta per l’abiura dei suoi scritti e che briganti, ribelli, oppositori politici abbiano trovato nascondiglio come Carmine Santini, il “giacobino senza pace”.
Diversa è la situazione di altre due frazioni, Abetemozzo e Villa Riccio, che sono anch’esse completamente spopolate, ma a causa del sisma. «I cittadini sono sfollati perché le case sono inagibili», conclude Palumbi, «speriamo che con l’accelerazione del processo di ricostruzione i due paesi possano tornare a vivere e che l'intera montagna torni allo splendore di una volta».
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