Una fondazione per don Enzo

29 Dicembre 2019

Isola, nella frazione di San Pietro commemorazione per il prete missionario

ISOLA DEL GRAN SASSO. «Don Enzo ci ha aperto il futuro e ha scritto una pagina importante per il nostro paese»: queste le parole di Raimondo Sfrattoni, un cittadino di San Pietro di Isola del Gran Sasso nella commemorazione che gli abitanti della frazione hanno voluto dedicare ieri pomeriggio nella chiesa parrocchiale a don Enzo Chiarini, il sacerdote e missionario teramano di 76 anni stroncato da un infarto in Burundi.
Nello stato africano, nella regione dei Grandi Laghi, il missionario aveva trascorso la sua vita, portando grazie all’associazione “Dapadu”(Dalla parte degli ultimi) da lui fondata infrastrutture, lavoro, conoscenza, progetti di studio e di emancipazione. Una vita per il prossimo e soprattutto per i più deboli, che aveva mosso i primi passi proprio da San Pietro, dove don Enzo aveva avuto dal 1973 al 1992 il suo primo incarico da sacerdote portando la sua forza e la sua grinta e dove lo hanno voluto ricordare. «Don Enzo è stato un innovatore e qui portò una rivoluzione in senso positivo che si respira ancora oggi», racconta Fabrizio Sfrattoni, «a noi ragazzi concesse la sala parrocchiale a patto che diventasse non solo un centro ricreativo, ma soprattutto culturale e lo intitolò a Marianella Villas, l’attivista salvadoregna per i diritti umani torturata e barbaramente uccisa. Grazie a lui allestimmo una piccola biblioteca e istituimmo il premio “Coraggio e bontà” che un anno conferimmo a due volontari in Burundi».
Don Enzo a San Pietro aveva portato tante novità come, tra le altre, la Scuola verde, un campeggio, la cooperativa zootecnica della Valle Siciliana,il calendario di eventi “Estate a San Pietro”, i concerti di beneficenza per l'Africa, ma soprattutto fu il fondatore di “Esodo”, una rivista che fino al 1979 raccolse oltre mille abbonati. «Mi ricordo quando Michele Martinelli da Roma venne a insegnarci a impaginare la rivista che fu un successo», ricorda Raimondo Sfrattoni, « e ricordo i viaggi a Friburgo dove don Enzo era stato prima di diventare sacerdote. Con la Germania e con l'Africa c’era uno scambio costante». «Il nostro don Enzo ci ha dato un’energia che non è da tutti», aggiunge Dina Sfrattoni, «stava avanti per tante cose soprattutto sul tema dell’accoglienza». Presente alla commemorazione anche Filippo Lucci, grande amico del missionario e componente di “Dapadu”. «Don Enzo mi ha lasciato un testamento di sette pagine che descrivono il suo impegno, ma anche il significato della vita cattolica da sacerdote e da uomo», conclude commosso, «egli descrive i veri valori della vita e fa capire come dedicarsi agli altri, anche ai più deboli, significa realizzare la propria esistenza. Porteremo avanti la sua missione tra i poveri con una fondazione che porterà il suo nome e la sua forza». (a.d.fel.)
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