Una pellicola salverà il teatro romano

Rivestimento invisibile proteggerà le parti più delicate della struttura che tornerà a ospitare spettacoli ed eventi culturali
TERAMO. Non solo uno spazio per spettacoli e iniziative culturali, ma anche una piazza e passaggi pedonali per restituire vivibilità quotidiana agli antichi resti. Sono i tratti essenziali del progetto di recupero del teatro romano illustrato alla commissione lavori pubblici del Comune. A mostrare le carte dell’intervento, descrivendone la filosofia che lo ispira e le principali caratteristiche, è stato il progettista palermitano Girolamo Bellomo. Il monumento di epoca imperiale, dunque, sarà uno spazio aperto e fruibile tutto l’anno, senza barriere come indicato nella soluzione approvata all’unanimità dal consiglio comunale nel 2010. Non ci sarà la struttura di vetro e acciaio, prevista in una prima ipotesi progettuale che aveva scatenato furibonde contestazioni in città, ma la protezione delle parti più fragili della struttura si otterrà con l’applicazione di una tecnica innovativa.
NUOVA ARENA. Il cuore dell’area archeologica rivitalizzata saranno gli otto gradoni della cavea bassa, in gran parte ancora coperti da casa Salvoni e dalla parte non demolita a suo tempo di palazzo Adamoli, che ospiteranno 600 posti a sedere, e lo spazio da destinare agli spettacoli. La capienza del teatro potrà comunque essere raddoppiata con elementi mobili da posizionare nella fascia davanti alla parte alta della cavea, i cui resti sono attualmente visibili, che diventerà spazio pedonale e grazie ai camminamenti all’altezza di via Paris sarà connessa con la zona circostante. Questi accorgimenti garantiranno «l’utilizzabilità ogni giorno», come spiega Bellomo, dell’area che circonderà l’arena. Il progetto, che è a livello preliminare ma contiene già molti dettagli necessari in fase esecutiva, prevede la pre- installazione di impianti, sia sonori che elettrici, destinati all’uso del teatro per eventi culturali. L’obiettivo è di evitare la necessità di far passare cavi e piazzare riflettori ad ogni spettacolo. Lo spazio sarà dotato di connessioni wifi e anche dei presìdi di sicurezza, come rampe di accesso facilitato, vie di fuga e serbatoi d’acqua, indispensabili per far fronte ad eventuali emergenze durante gli spettacoli.
“SPECCHIO” D’ACQUA. Una delle particolarità della soluzione prospettata da Bellomo è rappresentata da una piccola superficie acquatica sul lato di via Teatro antico, che sormonterà il frontescena. La piccola vasca rettangolare, con acqua in leggero movimento, avrà una doppia finalità. A quella evocativa delle naumachie, le simulazioni di battaglie navali allestite all’epoca nei principali teatri romani, se ne aggiunge una di tipo tecnico. L’acqua servirà infatti come amplificatore di suoni e voci, ma avrà anche una funzione riflettente della quinta naturale formata dagli edifici di fronte e dal panorama alle spalle del teatro. Lo spazio sarà dotato di locali di servizio, di biglietteria e bookshop, limitandone comunque l’impatto nel rispetto anche dei reperti che dovessero emergere durante gli scavi.
LA PROTEZIONE. Il riutilizzo del teatro, infatti, non può prescindere dalla protezione delle sue parti più friabili, in particolare quelle in gessarenite, da smog e agenti atmosferici. Su questo aspetto ha insistito soprattutto la soprintendenza e scartata l’idea della copertura, Bellomo ha messo in tavola una «soluzione chimica». Si tratta di un rivestimento trasparente, una pellicola, destinata a ricoprire i blocchi a maggior rischio di sfarinamento. Il progettista ha individuato questo sistema di protezione dopo aver consultato esperti del Cnr e della facoltà di ingegneria di Palermo che con conducono studi specifici in materia. C’è però un’altra soluzione indicata da Bellomo per evitare il deterioramento del teatro romano. Quella di creare una “fabbriceria”, un laboratorio specializzato nel restauro e in caso di necessità nella sostituzione delle parti degradate utilizzando il materiale originario tutt’ora reperibile in zona.
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