«Una sanità forte garantisce il futuro, un rischio dire no»

TERAMO. Lui di no se ne intende visto che ha scritto insieme ad Alberto Brambilla “I no che fanno la decrescita”. Stefano Cianciotta, docente “Comunicazione di crisi” all’Università di Teramo...
TERAMO. Lui di no se ne intende visto che ha scritto insieme ad Alberto Brambilla “I no che fanno la decrescita”. Stefano Cianciotta, docente “Comunicazione di crisi” all’Università di Teramo volentieri dà un contributo e una sua lettura del dibattito in corso.
«E’ importante che chi amministra dia una prospettiva di indirizzo: il no fa guadagnare consenso nel breve periodo, ma nel lungo se l’amministratore non porta risultati a casa con un'azione di prospettiva, ne paga le conseguenze. E’ quello che accade col governo giallo-verde e il no a Tav e Tap. A livello locale è lo stesso. Teramo è a un bivio: o si riposiziona nei servizi come l'ospedale e potenzia i suoi centri di ricerca e di innovazione (università e Zooprofilattico) o sarà destinata ad essere abitata solo da pensionati. Nell'era di questa competizione globale le città di provincia possono avere un ruolo e non essere marginali solo se si qualificano o nei servizi o nell’offerta culturale e di formazione. Teramo può ancora tornare a rappresentare un polo di sviluppo, se si aggiungono elementi di attrattività in un ambito industriale – non l’industria manifatturiera di 30 anni fa – ma può essere una nuova industria che attira giovani, start up e innovazione e sotto questo aspetto il futuro dell'università è decisivo».
Cianciotta ritiene fondamentale che tutti gli attori in campo costruiscano percorso comune per raggiungere gli obiettivi: «Non è un caso che provincia di Teramo è cresciuta quando l’ente Provincia svolse un’attività di cabina di regia mettendo in campo idea di progetto. L'ospedale deve essere al centro di un progetto di idea di città: è la qualità che deve essere elemento che fa la differenza e non solo architettonica o di ubicazione. Quando fu realizzato il vecchio ospedale Lolli e Gramenzi scelsero di dare un’identità forte a Teramo che divenne luogo di attrazione di servizi. Dunque accanto alla struttura bisogna riqualificare l’offerta professionale. E Il Comune ora può fungere da cabina di regia in questo processo di rinnovamento istituzionale. E credo che D'Alberto abbia non solo le competenze, ma anche l'entusiasmo per disegnare un percorso diverso rispetto al passato. Altrimenti Teramo sarà fuori da tutti i flussi di innovazione e di servizio».

