Una telecamera ha ripreso l’attentatore

In due fotogrammi si vede senza casco l’uomo che ha sparato senza colpirlo al direttore della Motorizzazione di Chieti
SILVI. Due fotogrammi che potrebbero svelare il volto di chi ha sparato e una seconda testimonianza per fissare particolari: è un’indagine serrata che muove da questi due elementi quella che da 48 ore cerca un perchè all’attentato a Nino Mario Presutti, il 57enne direttore della Motorizzazione di Chieti originario dell’Aquila a cui mercoledì mattina qualcuno ha esploso un colpo di pistola mentre era in macchina a Silvi, la cittadina in cui vive con la famiglia. Con il passare delle ore investigatori e inquirenti sembrano più convinti che a muovere la mano armata siano stati motivi legati al lavoro, a quell’incarico di dirigente che tre anni fa lo ha portato a guidare gli uffici chietini della Motorizzazione.
E se il movente di quel colpo esploso da una calibro 9 comincia a delinearsi, se non altro per esclusione di altri (a cominciare da quello passionale), è da alcuni fotogrammi delle immagini catturate da una telecamera della zona, che gli investigatori partono per dare un volto all’attentatore. Che durante l’azione di affiancamento della vettura di Presutti aveva il volto coperto da un casco integrale, ma che nei minuti immediatamente precedenti al fatto avrebbe anche potuto avere il casco in mano e quindi il volto scoperto.
Le mani esperte degli investigatori, coordinati dal pm Greta Aloisi, sono riuscite ad estrapolare dalle immagini un paio di fotogrammi che gli stessi reputano di fondamentale importanza per dare un nome all’uomo che, dicono gli investigatori, sicuramente non è un professionista visto le modalità con cui ha agito. Ieri, intanto, Presutti, a cui il prefetto ha assegnato una vigilanza particolare, è stato nuovamente riascoltato dai carabinieri: un secondo confronto, il giorno dopo i fatti, per fissare dei particolari messi a fuoco solo dopo una notte di riposo. E che potrebbero illuminare una vicenda piena di ombre. Il dirigente anche nel confronto di ieri ha ribadito di non aver mai ricevuto minacce, nè personali nè attraverso delle telefonate. Per oggi, intanto, è previsto l’intervento degli esperti del Ris, i carabinieri del reparto investigazioni scientifiche, che dovranno esaminare sia la vettura sia lo scooter usato rubato martedì a Pescara e usato dall’attentatore per affiancare la macchina di Presutti. Tutto è accaduto in pochi secondi. Alle 7,40 di mercoledì l’uomo è uscito come ogni mattina dalla sua abitazione in via Piave, è salito sulla sua Toyota Prius e si è diretto verso la statale 16, direzione Chieti.
Ma ha percorso meno di 500 metri: uno Scarabeo 125 con a bordo l’uomo con un casco integrale nero, che evidentemente lo stava aspettando appostato nelle vicinanze, si è affiancato all'auto, dalla parte del guidatore. L'uomo ha tirato fuori una pistola, probabilmente un'automatica calibro 9, e ha esploso un colpo. Il proiettile non ha raggiunto Presutti: si è conficcato nella carrozzeria, causando anche la rottura del vetro del finestrino. Il centauro non ha tentato di sparare un secondo colpo, ma ha accelerato ed è fuggito. Il motorino è stato ritrovato intorno alle 12, relativamente vicino al luogo dell'agguato.
L'attentatore ha fatto la rotonda sulla statale 16, ha poi girato a destra, all'incrocio per Treciminiere, ha percorso qualche centinaia di metri e ha abbandonato lo Scarabeo, risultato rubato a Pescara. Evidentemente aveva parcheggiato in quella zona l'auto che ha utilizzato per la fuga. Sebbene l’areasia stata setacciata palmo a palmo l'arma non è stata trovata.(d.p.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA

