Unioni civili, Lupi contro il sindaco

27 Marzo 2019

La dirigente del Popolo della Famiglia: «Avrebbe dovuto obiettare come Brucchi»

TERAMO. «Il matrimonio è soltanto tra uomo e donna perché risponde all’ordine naturale e non esiste alcun diritto al matrimonio omosessuale». Il Popolo della Famiglia risponde così alla prima unione civile celebrata dal sindaco Gianguido D’Alberto. «Riguardo ai progetti di equiparazione al matrimonio delle unioni civili omosessuali», fa sapere la dirigente locale del movimento Simona Lupi, «la Chiesa dice che non esiste alcun fondamento per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia».
La rappresentante del Popolo della Famiglia si dice dunque sorpresa dal fatto che «il cattolicissimo sindaco D'Alberto, d'estate vada in fascia tricolore alla processione in cattedrale della Madonna delle Grazie, portando il cero alla Vergine e consegnandole le chiavi della città, e la primavera dopo si glorii di aver celebrato la prima unione civile della storia di Teramo, a due passi dal duomo». Il primo cittadino, insomma, «avrebbe dovuto obiettare, come ha fatto il precedente sindaco Brucchi, ma ha preferito la ribalta mediatica».
Sul caso teramano interviene anche Mario Adinolfi, fondatore del movimento. «Non baratteremo mai e poi mai la famiglia naturale con pretesi diritti», afferma, «tenendo anche conto che nell’ordinamento giuridico italiano sono presenti leggi, sentenze della Corte Costituzionale e sentenze di tribunali che garantiscono alle coppie omosessuali il 90% e più delle istanze presenti nel decreto Cirinnà che non aveva motivo di esistere». (g.d.m.)
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