Usura a imprenditore teramano Tre anni e sei mesi a ex calciatore

Secondo l’accusa tassi d’interesse del 500 per cento, l’inchiesta dopo la denuncia della vittima Gli avvocati difensori annunciano il ricorso in appello contro la sentenza di condanna
TERAMO. È una condanna in primo grado a tre anni e sei mesi a definire un processo incardinato con la pesante accusa di usura al termine di un’inchiesta nata dopo la denuncia della vittima, un imprenditore teramano finito nel pozzo nero di un presunto giro di strozzini.
La sentenza è stata emessa nei confronti di Claudio Saccia, 39 anni, ex calciatore, dal collegio presieduto dal giudice Domenico Canosa (a latere Morena Susi e Carla Fazzini) al termine di una lunga istruttoria dibattimentale nel corso della quale sono stati ascoltati svariati testi e a conclusione della quale il pm titolare del fascicolo Stefano Giovagnoni aveva chiesto una condanna a quattro anni.
I difensori di Saccia, gli avvocati Paola Pedicone e Nello Di Sabatino, hanno preannunciato ricorso in Appello una volta conosciute le motivazioni. L’uomo, per questa inchiesta arrestato nel 2017 e successivamente scarcerato, era accusato di usura ai danni di un imprenditore teramano. Secondo la Procura Saccia avrebbe preteso la restituzione della somma applicando un tasso pari a circa il 500 per cento. Tutto questo, sostiene la Procura, per un prestito iniziale di 10mila euro.
La vicenda risale al 2016 quando l'imprenditore,in temporanea difficoltà economica, si era rivolto ad un’altra persona chiedendogli un prestito di diecimila euro. Il presunto usuraio gliene avrebbe consegnati solo 8.500 trattenendosi 1.500 euro come anticipo rata-interessi, ricevendo anche un assegno di 10mila euro a garanzia. Pressato dal debito che non riusciva a onorare, l'imprenditore si era rivolto, a distanza di qualche tempo, a Saccia. A lui avrebbe chiesto due prestiti da 10mila euro ricevendone complessivamente solo 14mila in quanto seimila gli erano stati trattenuti a titolo di interesse anticipato. Inoltre, sempre secondo la ricostruzione della Procura, la vittima dell'usura avrebbe consegnato a Saccia un assegno a garanzia di 25mila euro e venduto una moto del valore di 14mila euro ricavandone soli tremila.
Il tasso usurario, nel secondo caso, sarebbe stato superiore al 500 per cento. L'imprenditore stava anche per vendere la propria auto di grossa cilindrata.
Nelle indagini fatte dai carabinieri pedinamenti, intercettazioni e videoregistrazioni hanno composto il corredo indiziario che ha mosso la Procura a promuovere l'inchiesta fino alla firma, da parte del gip, delle ordinanze di custodia cautelare in carcere. Nell’inchiesta era stato arrestato anche un altro uomo che ha definito con il rito alternativo del patteggiamento ed è stato condannato a due anni e quattro mesi. L’imprenditore non si è costituito parte civile.
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